San Giuliano (Pisa), 5 settembre 2018 - Inciampò sulla calcesana. Una caduta rovinosa che significò per una signora la lussazione della spalla e la frattura scomposta dell’omero sinistro. Nessun dubbio per la vittima: la colpa è da attribuirsi ad una radice che insidiosamente ed inaspettatamente fuoriusciva dal terreno deformando in quel punto l’unica via percorribile confinante con la corsia di marcia della trafficata via Provinciale. Una trappola nascosta, scrive l’avvocato Arianna Tabarracci che, nell’interesse della donna, ha citato la provincia di Pisa davanti il tribunale: la radice era in gran parte ricoperta dagli aghi dei pini situati lungo la via nonché da residui di spazzatura.

«La radice – si legge nell’atto – costituiva una pericolosa insidia per gli utenti della banchina perché fuoriesce dai molteplici alberi e di per poco sporgente dal livello della strada creando quindi un pericoloso dislivello quasi invisibile per i normali pedoni e privo di apposita segnaletica di pericolo». I fatti sono del 14 marzo dell’anno scorso, alle 9 del mattino quando la donna uscì di casa e a piedi si incamminò lungo la strada.

Una prima richiesta di danni – la relazione medico legale attesta lesioni con residui permanenti – fu avanzata verso il Comune di San Giuliano Terme che però negava ogni responsabilità rispondendo che la competenza alla riparazione del sinistro spetta alla Provincia di Pisa. Quest’ultima, però, dopo aver richiesta tutta la documentazione non provvedeva al ristoro dei danni e, successivamente, non aderiva neppure ad un tentativo di mediazione per chiudere bonariamente la controversia. Non resta che il giudice. Così l’avvocato Tabarracci è pronta al duello in tribunale ritenendo la piena sussistenza del nesso causale tra evento e danno: «l’ente proprietario di una strada ha l’obbligo di provvedere alla relativa manutenzione nonché di pervenire e, se del caso, segnalare ogni situazione di pericolo o di insidia inerente non solo alla sede stradale ma anche alla zona non asfaltata sussistente ai limiti della medesima». Un evento imprevedibile ed inevitabile, secondo la vittima, che vale il pieno risarcimento: 52mila euro e spiccioli è il conto che la donna vuol rimettere, passando dalla causa civile, all’amministrazione provinciale.