Dino Pagliari, in diversi periodi allenatore del Pisa dal 2011 al 2014
Dino Pagliari, in diversi periodi allenatore del Pisa dal 2011 al 2014

Pisa, 19 novembre 2021 – Inizio maggio di nove anni fa. Temperatura mite, giornata soleggiata, finale di una stagione di Serie C partita in sordina, passata attraverso una crisi invernale e avviata a una conclusione folle. Merito di Dino Pagliari, verace allenatore originario di Macerata, alla seconda esperienza sulla panchina nerazzurra. Nella prima parentesi vissuta all’ombra della Torre, Pagliari guidò il Pisa a una salvezza in volata nella stagione 2010-2011, per poi essere esonerato a metà dell’annata successiva. A distanza di un anno, il 19 marzo 2013, Pagliari viene richiamato dal presidente Carlo Battini per risollevare le sorti della squadra, scivolata fuori dalla griglia playoff e fortemente criticata dalla tifoseria.
Al termine del campionato mancano soltanto 6 partite e per centrare l’obiettivo degli spareggi promozione, riposto nel cassetto e sussurrato ormai più come una speranza recondita che come un traguardo realmente raggiungibile, servirebbe un mezzo miracolo sportivo. Quello che Pagliari riesce a compiere assieme alla banda dei suoi “ragazzotti”: è questo il termine con il quale il tecnico marchigiano ribattezza il gruppo formato da Buscé, Sabato, Mingazzini, Favasuli, Pugliesi e un drappello di ragazzi dalle belle speranze appena usciti dalle rispettive Primavere.
La cavalcata di Pagliari prende il via con il successo in extremis, all’Arena Garibaldi, sul Frosinone: un 2-1 che di fatto taglia fuori i ciociari dalle residue chance di agganciare il treno che conta. Poi Favasuli e compagni espugnano Sorrento con il medesimo punteggio e si ripetono una settimana di fronte al pubblico di casa contro il Viareggio: 1-0, striminzito, ma utile per centrare la quarta vittoria di fila e superare proprio il Benevento al quinto posto. Alla terzultima i nerazzurri battono 3-1 il Prato nel derby del Lungobisenzio e ultimano il sorpasso ai danni dei sanniti, sconfitti in un altro derby molto sentito sul terreno della Nocerina. Adesso i giallorossi sono a -4 dagli uomini di Pagliari e il penultimo di campionato, con lo scontro diretto dell’Arena Garibaldi, rappresenta l’ultima spiaggia. E l’occasione per chiudere i conti per i nerazzurri. Il pubblico pisano risponde presente, tornando a occupare in massa i gradoni: sono 6mila gli spettatori del big match conclusivo dell’annata. La Curva Nord regala una coreografia con bandierine nerazzurre e la scritta “PISA” che copre l’intero settore, e la squadra in campo lascia intendere di voler giocare con il solito spirito garibaldino delle ultime settimane, senza lasciarsi tentare dai due risultati su tre a proprio favore.
Il Benevento punta sulla fisicità e sull’esperienza dei suoi uomini, caricando gli scontri con una buona dose di teatralità e sceneggiate. Ne fa le spese Mingazzini, coinvolto in una rissa suo malgrado: rosso diretto e Pisa in inferiorità numerica dopo un quarto d’ora. Ma è qui che esce fuori il cuore dei “ragazzotti” di Pagliari: con pragmatismo e sicurezza il Pisa prende in mano il gioco e passa al 21’. Schema da calcio d’angolo, con Favasuli che pesca Rocco Sabato appostato al limite dell’area di rigore: rasoiata mancina in diagonale, palla in buca d’angolo e parte la festa. I nerazzurri volano sulle ali dell’entusiasmo, controllano la sfuriata più nervosa che tecnica degli avversari e al tramonto del primo tempo capitalizzano un altro calcio piazzato. Ancora Favasuli lascia partire una parabola insidiosa che muore al limite dell’area piccola: Scappini in spaccata anticipa tutti e corre a prendersi l’abbraccio della Curva Nord. Il secondo tempo è più prassi che altro: il Benevento, disperato, col passare del tempo affievolisce il furore agonistico, annichilito anche dal ruggito dell’Arena Garibaldi. Che al fischio finale esulta in tripudio che coinvolge squadra e tecnico: i nerazzurri sono matematicamente qualificati ai playoff.