Pecore elettriche
Pecore elettriche

Roma, 19 ottobre 2021 - Houston, il centrodestra ha un problema. Forse più di uno. E il principale non è tanto la sconfitta alle elezioni amministrative appena concluse, quanto l’assenza di un disegno complessivo, di una visione.

Che cosa vuole e può essere la coalizione di Berlusconi, Salvini e Meloni dopo la cenciata appena ottenuta alle elezioni comunali? Il fattore Draghi ha disarticolato il centrodestra e a pagarne di più sono stati sovranisti (Fratelli d’Italia) e neopopulisti (Lega), i primi all’opposizione, i secondi al governo.

Più degli altri, in realtà, ha sofferto il partito di Salvini, che sconta l’ambiguità politica dello stare al contempo dentro e fuori la maggioranza. Naturalmente, non bisogna fare l’errore - a sinistra - di pensare che la partita sia già chiusa anche per il 2023. Lo spiega bene il filosofo Massimo Cacciari all’AdnKronos, secondo cui è impossibile trarre indicazioni uniformi di fronte “a un elettorato fluido, il cui voto fluttua, sempreché voti, perché si è vista quanto diffusa sia l’area dell'astensione. La gente, semplicemente, non va alle urne”.

Dunque, ragiona Cacciari, “il Pd come fa a cantare vittoria in presenza di un così diffuso astensionismo? Un partito che, peraltro, non fa un congresso da anni. Vorrei vedere che cedesse al ‘trionfalismo’: vista quest’affluenza alle urne... L’unico dato certo è la sconfitta di Salvini, che difficilmente potrà risollevarsi mentre non mi pare che Meloni possa recuperare i voti persi dalla Lega…”.

Tante volte si è dato per spacciato Berlusconi, forse si potrebbe usare maggiore cautela nei confronti del leader della Lega, che comunque è stato capace di portare il suo partito dal 4 a oltre il 30 per cento. Resta un fatto, comunque: o il centrodestra ritrova una propria identità attorno a un progetto conservatore credibile, oppure gli elettori andranno a caccia di alternative anche per le elezioni politiche. Non è detto che a un certo punto non spunti un partito draghiano a incanalare quella domanda.

C’è poi la questione, che sembra interessare a pochi dirigenti del centrodestra, della selezione della classe dirigente. L’errore non è stato aver puntato sui candidati civici, ma aver scelto degli impolitici. A Milano con il pediatra Luca Bernardo e a Roma con il tribuno radiofonico Enrico Michetti. Lo faceva notare stamani Giuliano Urbani - tra i fondatori di Forza Italia - in un’intervista alla Stampa: il centrodestra “non ha certo una classe di amministratori locali all’altezza. Dove c’era, non è andato male, vedi Occhiuto in Calabria oppure Dipiazza a Trieste, che però è un caso a parte perché è una specie di sindaco eterno. Ma in generale al centrodestra mancano i personaggi alla Beppe Sala, amministratori di prim’ordine poi prestati alla politica”. Forse al centrodestra serve un cacciatore di teste.