Chiara Appendino
Chiara Appendino

Firenze, 18 giugno 2021 - A Torino qualcuno ci spera. O meglio, in realtà ci sperano a Roma: Chiara Appendino di nuovo candidata sindaca alle elezioni amministrative. Secondo il Corriere della Sera sarebbero in corso pressioni - anche da Giuseppe Conte, leader in pectore del M5s - per far correre Appendino, che però è impelagata in non poche grane giudiziarie, motivo per cui ha già detto da mesi che non intende ripresentarsi. Non è un caso che queste “pressioni” avvengano a pochi giorni dal voto delle primarie del Pd a Torino, non partecipatissime a dire il vero.

I Cinque stelle sostengono che la bassa affluenza sia un segnale per il Pd e che quindi il partito di Enrico Letta ci debba ripensare. Figurarsi, il Pd nazionale non vede l’ora - da tempo - di imbastire un’alleanza strutturale con i Cinque stelle che qualsiasi occasione è buona e giusta e lecita.

Basta soltanto il giusto incentivo. Per questo i grillini brandiscono lo spauracchio, usato come clava, della destra in grado di vincere sia contro Pd sia contro M5s presi singolarmente. Una posizione tuttavia, diciamo così, pittoresca. Se il centrodestra è diventato competitivo a Torino il merito è dell’amministrazione Appendino, che in questi anni ha perso numerose occasioni di crescita della città (si pensi agli eventi culturali evaporati da Torino negli ultimi 5 anni).

La questione politica più interessante è comunque un’altra. Non tanto il dato della bassa partecipazione alle primarie del centrosinistra (aspettiamo di vedere come vanno quelle di Bologna e Roma di domenica 20 giugno per capire se c’è una tendenza da analizzare), ma la biografia politica di chi ha vinto la competizione interna nel centrosinistra. Il vincitore delle primarie del Pd a Torino è Stefano Lo Russo, duro oppositore dell’alleanza Pd-M5s e avversario della sindaca Appendino fin dal primo giorno. I Cinque stelle evidentemente temono che uno fra Lo Russo e il candidato del centrodestra Paolo Damilano possa vincere le elezioni, archiviando dunque la tutt’altro che indimenticabile stagione politica grillina.

Quella che viene spacciata per generosità elettorale - tutti uniti contro le fantomatiche “destre”, per dirla in zingarettese - è soltanto istinto di sopravvivenza. Il M5s sa che se non dovesse arrivare neanche al ballottaggio si vedrebbe rapidamente cancellato in una città che nel 2016, come Roma, si ribellò contro lo status quo grazie però anche ai voti degli stessi costruttori del “sistema” Torino. I Cinque Stelle nel 2016 vinsero anche grazie al consenso di un pezzo di borghesia imprenditoriale. La domanda ora è: come si orienteranno stavolta?