Paolo Bettini
Paolo Bettini

Firenze, 29 settembre 2019 -  «Olimpiadi 2032. Firenze e Bologna oltre il sogno» è il titolo della tavola rotonda fissata per il 1 ottobre dalle 11.30, nel bellissimo scenario dell’altana di Palazzo Strozzi. Il direttore di Qn Michele Brambilla, la direttrice de La Nazione Agnese Pini e il direttore de Il Resto del Carlino, Paolo Giacomin, hanno invitato una serie di ospiti del mondo della politica, dello sport e delle imprese.

«Una cosa quasi indescrivibile, ci si sveglia la mattina chiedendosi se è successo veramente. Un’emozione irreale che non si può descrivere». A proposito delle emozioni che regalano i Giochi olimpici agli atleti, Alessandro Andrei sa bene di cosa si tratti: grande lanciatore del peso, tre Olimpiadi disputate e una medaglia d’oro a Los Angeles 1984. Queste emozioni così intense da essere indecrivibili potrebbero trovare la cornice di Firenze e Bologna (della Toscana e dell’Emilia Romagna) se andasse in porto l’ambizioso progetto di ospitare qui i Giochi olimpici 2032. «Sarebbe una grande emozione avere le Olimpiadi, una grande cosa per Firenze, perché la città si doterebbe di infrastrutture importanti», dice Andrei, fiorentino doc.
«Dico di sì a questo progetto perché ho disputato cinque olimpiadi e vi posso garantire che è un’occasione meravigliosa, averle a casa nostra sarebbe bellissimo», dice la senese Margherita Zalaffi, oro nel fioretto a squadre a Barcellona 1992, argento nel fioretto a squadre di Seul 1988 e nella spada a squadre ad Atlanta 1996.
Il progetto delle Olimpiadi 2032 galvanizza il mondo dello sport toscano, in una regione ricca di campioni e medagliati olimpici. Uno di questi è l’ex ciclista, nato in provincia di Livorno, Paolo Bettini, medaglia d’oro della gara in linea ad Atene 2004: «L’atmosfera che si genera attorno a questo evento, sportivo e non solo, è straordinaria. Dico sì per tanti motivi è anche un’opportunità culturale importante».
Le Olimpiadi sono un evento affascinante per il pubblico e gli atleti, ma anche per tutti coloro che, in un modo o nell’altro, vi partecipano. E’ il caso degli allenatori che vivono queste sensazioni da un’angolatura particolare. «E’ un’emozione straordinaria –racconta Marco Ugolini storico allenatore della marcia, con Elisabetta Perrone ha vinto l’argento ad Atlanta 1996– è inarrivabile, non c’è nessun evento paragonabile. E’ il traguardo più ambito di ogni atleta. Io ho avuto la fortuna nel 1952 di essere a Helsinki a vedere Pino Dordoni vincere sui 50 chilometri di marcia e quell’emozione mi è rimasta dentro, avevo 12 anni ora ne ho 80».
Riguardo all’ipotesi di Firenze-Bologna Ugolini è entusiasta: «Avere in casa nostra questa grandissima manifestazione sarebbe la realizzazione di un sogno che, in fondo, tutti noi tecnici abbiamo. Vi immaginate cosa sarebbe per noi fiorentini?».
Anche Gianni De Magistris (”monumento” della pallanuoto azzurra, cinque Olimpiadi, un argento a Montreal 1976) parla di sogno: «E’ un’idea bellissima, anzi, geniale. Avere le Olimpiadi qui sarebbe il massimo, vedere la mia città ospitare atleti e spettatori da tutto il mondo sarebbe un sogno, Le Olimpiadi sono una festa dal primo all’ultimo giorno e credo che la città cambierebbe in meglio. Io avrò 82 anni allora, spero di arrivarci perché sarebbe la cosa più bella per noi fiorentini».
Lasinergia tra Firenze e Bologna potrebbe riportare in Italia un evento che manca dal 1960. «Ho sempre in mente l’aneddoto di un ex atleta che abitava a Roma –racconta Andrei– ha pranzato, ha salutato sua madre e p oi è andato all’Olimpico per gareggiare alle Olimpiadi. Ecco, spero che possa accadere anche qui che un atleta esca di casa, prenda la tramvia e vada a gareggiare alle Olimpiadi».