Enrico Berlinguer a Lamporecchio nel 1981
Enrico Berlinguer a Lamporecchio nel 1981

Lamporecchio, 7 marzo 22018 - Sembrano  lontani anni luce i tempi in cui il Pci prendeva a Lamporecchio il 75% dei voti alle amministrative e a Cerbaia il 99,8. Infatti Enrico Berlinguer  arrivò nell’aprile 1981 a rendere omaggio a quello che era il Comune più rosso d’Italia. Alle politiche di domenica il Pd a Lamporecchio tiene la posizione col 35,6% (il livello più alto del collegio elettorale), ma Lega (18.7) e Movimento 5 Stelle (23.1) insieme arrivano al 41,8%. Insomma l’onda della destra e dell’antipolitica giunge potente anche sulle dolci colline del Montalbano.

Il sindaco Alessio Torrigiani, a capo della giunta Pd, sdrammatizza. «Qui lo zoccolo duro – dice – non cede affatto. Il Pd ottiene il miglior risultato della circoscrizione. I Grillini non sfondano: hanno più o meno gli stessi voti del 2013. E neppure la sinistra estrema: Leu non va oltre la media nazionale e le formazioni minori perdono consensi. Resta la forte crescita della Lega, che però partiva quasi da zero: nel 2013 ebbe 33 voti [oggi sono 827, ndr]. Crescita comunque annunciata. Diversi elettori di sinistra ci avevano detto che avrebbero espresso un voto di provocazione politica contro certe scelte nazionali legate ad esempio al lavoro e alla sicurezza. Voti in libera uscita, che sono certo torneranno al Pd quando andremo alle elezioni amministrative. Qui il Pd resta a contatto con la gente e ha inserito tanti giovani nell’organizzazione. Guardiamo avanti con fiducia».
 
Non la pensano così altri esponenti della vecchia guardia del Pci e del Pd ante scissione. «L’ondata leghista? C’era da aspettarsela – dice Giuseppe Chiaramonte, sindaco dal 2009 al 2014, ora passato a Leu – perché anche qui c’è il malessere che si è diffuso in tutta Italia. Tanti piccoli imprenditori sono in difficoltà e i giovani faticano a trovar lavoro. Da anni attendono segnali e soluzioni, ma non si sentono più rappresentati da questa sinistra. Soprattutto la parte collinare verso San Baronto ha un deciso orientamento destrorso. Temo che molti siamo voti persi per sempre».  Ivo Sensi è stato un dirigente storico del Pci. «Il generale crollo del Pd era purtroppo atteso – commenta – da quando Renzi annunciò di voler rottamare. Pensai subito a un’operazione da vecchi democristiani. E quando si governa male, si lascia campo libero al fascismo. Un tempo il Pci era unito da dirigenti carismatici. Ora i politici della sinistra curano i loro orticelli a vantaggio personale. Ci dovremmo invece unire sulle questione essenziali: difesa dei diritti acquisiti e ora rimangiati, pensioni, articolo 18, contratti di lavoro. Non ci siamo adeguati ai cambiamenti e ne paghiamo le conseguenze. A Renzi do un consiglio: si ritiri in un angolino e non faccia più male di quanto ne ha già fatto».
Alberto Tellini è stato consigliere comunale e assessore: «Troppi errori sul lavoro e la sanità. Ormai lo stipendio è una mancia. La protesta c’è e si vede. La Lega non ha rappresentanti sul nostro territorio, eppure prende quasi il 19%. I troppi furti nella case creano allarme e insicurezza. Il Pd ha perso il contatto quotidiano con la gente. Ricostruire una sinistra forte e unita diventa sempre più difficile, forse ormai impossibile».