Disabile in carrozzina
Disabile in carrozzina

Montecatini, 12 settembre 2018 - Oltre al dramma, la beffa. E’ quanto accade in casa della signora Maura di Buggiano, a cui la Asl ha cambiato il sollevatore rotto, per il figlio disabile, con uno addirittura più vecchio. Una storia come tante, che riflette tuttavia la solitudine di chi ha in casa un problema di salute e si sente abbandonato dalle istituzioni. Maura combatte con la disabilità del figlio da circa 6 anni e cioè da quando il ragazzo, che ora ne ha 36, fu vittima di un incidente da cui fu salvato, ma che gli ha procurato una lesione celebrare tale da renderlo cieco e incapace di essere autonomo. «Io ho 73 anni – racconta Maura – e mio marito 76. Nostro figlio è ancora giovane e sebbene dall’incidente abbia fatto piccoli progressi, ha completamente bisogno di assistenza. Siamo anziani e i miei genitori, che potrebbero darci una mano, lo sono più di noi».

Al ragazzo serve un sollevatore nuovo, perchè il vecchio si è rotto. «Si tratta di un dispositivo – continua la mamma disperata – che ci aiuta ad alzarlo dal letto e portarlo in bagno o altrove lo scorso agosto il vecchio sollevatore, che era del 2011, si è rotto. Quando abbiamo fatto richiesta di averne uno nuovo e magari più funzionale alle esigenze di chi come noi è già anziano, dalla Asl è arrivato come soluzione un altro sollevatore, ma del 2007, quindi più vecchio e malridotto».

«Chi non vede con i suoi occhi come funziona la vita di un disabile – continua Maura – e della famiglia che se ne prende cura non può capire cosa significhi dover utilizzare strumenti che dovrebbero aiutare a vivere con più dignità e invece non lo fanno o non appieno. La fisiatra mi ha gentilmente proposto, di recente, di farmi aggiustare il sollevatore che si era sciupato, quello del 2011. Se fosse aggiustato per bene saremmo contenti, ma il problema è che quando i tecnici vengono a casa, si occupano solo di controllare la meccanica, ma non come funziona realmente, quando ci viene caricato sopra a peso morto un uomo di 75 chili, col rischio che il sollevatore funzioni così un paio di volte e poi si sia di nuovo alle solite». Da qui l’appello. «Vorremmo che per una volta – conclude Maura – chi di competenza venisse a vedere come funzionano le cose e si potesse trovare una soluzione ai disagi che la gente come noi deve patire».