Montecatini, 12 marzo 2018 - «Architettura costituzionale: credo che così dovrebbe essere chiamata un’architettura, la bioarchitettura, che interpreta i valori costituzionali ponendosi come obiettivo la tutela del paesaggio, articolo 9 della Costituzione e la salute dei cittadini, articolo 32 della Costituzione. L’articolo 41 poi riconosce e garantisce la libera iniziativa privata, su cui si fonda l’impresa, precisando che non può svolgersi contro gli interessi che attengono alla sicurezza, quindi anche alla salute, dei cittadini».

Questo uno dei tratti cardine dell’intervento di Roberto Pennisi, magistrato della direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, che ha partecipato al convegno di sabato in sala consiliare a Montecatini, intitolato: «Architettura e crimine ambientale. Ovvero Brunelleschi e Le Corbusier contro...?».

Il convegno è stato promosso dall’ordine degli architetti della provincia di Pistoia in collaborazione con Fidapa Bpw Italy sezione di Montecatini Terme, con il patrocinio del Comune di Montecatini. Un convegno di approfondimento sulla bioarchitettura, sul rapporto «uomo – ambiente modificato dall’uomo», sui profili giuridici del rispetto della salute e dell’ambiente stesso, ponendo l’accento anche sul contrasto etico, culturale, giuridico a quelle forme di criminalità che possono aggredire la salute e l’ambiente. Un approfondimento pluridisciplinare: dopo l’introduzione della presidente della sezione montecatinese Fidapa Loredana Marrapodi e della moderatrice, la vice Erica Birindelli ed i saluti istituzionali del sindaco Giuseppe Bellandi, si sono susseguiti gli interventi, ciascuno con un proprio taglio disciplinare.

Il magistrato Roberto Pennisi ha voluto iniziare il suo intervento ricordando: «Per dovere morale ed istituzionale, ricordo che oggi, 10 marzo, nella mia terra, la Sicilia, tanti giovani celebrano il 70° anniversario della morte di Placido Rizzotto, sindacalista di Corleone, ucciso dalla mafia, proprio perché, combattendo il latifondo e lo sfruttamento della terra e di coloro che stavano sopra la terra, combatteva una delle ragioni di vita di Cosa nostra. Non si può inoltre fare a meno di ricordare il giovane pastore, anch’egli ucciso, perché aveva visto chi aveva assassinato il sindacalista».