Il sindaco Lisa Amidei e don Gian Luca Palermo
Il sindaco Lisa Amidei e don Gian Luca Palermo

Larciano (Pistoia), 26 febbraio 2018 - E’ stata la mancata accettazione di esporre il crocifisso nella sala consiliare del Comune di Larciano, decisione che risale a diversi mesi fa, all’origine del contraddittorio tra il sindaco di Larciano Lisa Amidei e il parroco di Castelmartini, don Gian Luca Palermo. Il tutto è accaduto sabato, quando alla cerimonia del patrono San Donnino a Castelmartini, alla presenza di una delegazione di Fidenza (città che custodisce le reliquie del santo) e dei fedeli accorsi in chiesa, dopo l’invito del sacerdote al primo cittadino a prendere parte alla celebrazione della messa, ma senza fascia tricolore, quest’ultimo ha preferito andarsene. «Non fu accettato di esporre il crocifisso, un simbolo di cultura e radici nella sala consiliare – fa sapere Don Gian Luca Palermo - decisione presa dalla giunta in modo democratico, ma che ha ferito parte della cittadinanza. Una scelta che però contraddiceva la presenza del sindaco con la fascia, alla celebrazione di un santo che ha dato la vita per la croce, a cui il primo cittadino non era stato formalmente invitato dal parroco. La sua presenza con il tricolore non è stata gradita da molti fedeli e sono stato invitato a prendere una posizione: l’ho invitata a rimanere alla celebrazione della messa, ma senza fascia».


È stato a quel punto, dopo la richiesta da parte del parroco, che il sindaco Lisa Amidei, invece di accettare di togliersi il tricolore, ha preferito abbandonare la cerimonia. «Mi sono sentita offesa – fa sapere il primo cittadino – da una richiesta del genere di fronte a una chiesa gremita di fedeli, ai bambini del catechismo e alla delegazione di Fidenza, a cui in veste di rappresentante della comunità di Larciano, ero accorsa a porgere i saluti della cittadinanza e a prendere parte, da primo cittadino, una cerimonia così importante per il paese. Il parroco ha detto che avrebbe continuato la messa, solo nel caso mi fossi tolta la fascia e a quel punto, quando ho capito che quello che stava accadendo non era uno scherzo, mi sono alzata, e come ho ripetuto in chiesa, ho detto che per rispetto di tutti coloro che erano accorsi alla celebrazione che era giusto continuasse, me ne sarei andata. E così ho fatto». Un «incidente diplomatico» che avrebbe la sua origine nell’esposizione del crocifisso, che il consiglio comunale non ha approvato, con sette voti contrari, due astenuti e due favorevoli, nel dicembre del 2016, quando era stata presentata una mozione. «La maggioranza ha votato per il «no» al crocifisso – continua il sindaco - in una sala che rappresenta lo stato laico e che è frequentata da persone di tutti i credi».