Marco Marchionni
Marco Marchionni

Carrara, 11 gennaio 2019 - «Giocare mi manca, soprattutto quando le cose vanno male e vorrei scendere in campo a dare una mano ai miei compagni». Fisico asciutto, tuta e scarpe da ginnastica, non fosse per la tuta diversa da quella dei giocatori sarebbe difficile distinguere Marco Marchionni da uno degli altri ragazzi di Silvio Baldini. Dalla scorsa estate però l’ex, tra le altre, di Fiorentina, Empoli, Parma, Juve e nazionale ha dovuto arrendersi agli infortuni, dire addio al calcio giocato e diventare il nuovo vice allenatore azzurro.

Una decisione sofferta, arrivata dopo una stagione passata fianco a fianco con quegli stessi giocatori che ora dirige da bordo campo, senza però riuscire quasi mai a dare il suo contributo. «A 38 anni mi sarebbe piaciuto continuare a giocare – racconta Marchionni -, ma purtroppo gli infortuni mi hanno costretto a smettere. Ora ho iniziato questa nuova avventura e credo di averlo fatto nel migliore dei modi possibili. Conosco Baldini da 20 anni e con lui non solo ho un bellissimo rapporto, ma posso anche sempre confrontarmi e dire la mia. Devo però ancora abituarmi a questo nuovo ruolo, non tanto quando le cose vanno bene, ma piuttosto quando vanno storte e vorrei dare il mio contributo».

La tua carriera è stata a dir poco straordinaria: oltre 400 partite giocate tra i professionisti, 6 presenze in azzurro e anche un mondiale sfiorato. Se ti guardi indietro hai qualche rimpianto?

«Quello sempre. Pur avendo giocato in grandi squadre come la Juventus e aver vestito anche la maglia della nazionale io avrei sempre voluto fare di più e credo questo sia stato proprio uno dei segreti che mi hanno fatto arrivare tanto in alto. In azzurro ho giocato poco, ma sono orgoglioso di essere stato convocato in un momento in cui il calcio italiano esprimeva grandissimi campioni».

Cosa vedi ora nel tuo futuro e quali sono gli allenatori che ti hanno lasciato di più?

«Io voglio fare l’allenatore e credo di stare imparando tanto. Per quanto riguarda i tecnici che ho avuto oltre a Baldini, che per me è anche un riferimento per il suo gioco offensivo, devo tanto anche a Prandelli. E’ una persona speciale e un tecnico che non solo ti fa giocare a calcio, ma ti spiega anche molto».

E invece tra le nuove generazioni di tecnici chi è che segui con maggiore interesse?

«Grosso e Nesta stanno facendo molto bene. Io poi sono sempre in contatto con Galloppa e Giannichedda, due amici che hanno cominciato questa nuova carriera come me».

Com’è cambiato il calcio negli ultimi 20 anni?

«Credo che i ragazzi di oggi abbiano mediamente più qualità di quella che avevamo noi, ma sono un po’ pigri mentalmente. A livello giovanile poi si pensa fin subito al risultato piuttosto che ha creare giocatori».

C’è qualcuno nella rosa della Carrarese che secondo te potrebbe emergere a grandi livelli?

«Ce ne sono tanti, ma se devo fare un nome su tutti dico Piscopo, però deve essere lui il primo a capire le sue potenzialità. E’ vero che ha già fatto 6 gol, ma credo che al momento abbia dimostrato il 20-30 per cento del suo potenziale. Ha la fortuna di avere un allenatore che crede tanto in lui e per le qualità che ha dovrebbe giocare ogni partita 90, se così non è dipende solo da loro».