Marmo

Carrara, 7 febbraio 2018 - Ogni tanto salta fuori per dire la sua e sui beni estimati Lucio Segnanini può parlare a buon diritto. L’ex sindaco fu il primo a porre la questione dei beni pubblici delle cave e durante il suo mandato commissionò tre studi sulla natura degli estimi. «Si occuparono della vicenda – spiega Segnanini – i più randi studi della Toscana,lo studioMerusi, Battistoni e Ferrara e altri e tutti stabilirono, a differenza del giudice di Massa, che tutte le cave sono patrimonio indisponibile del Comune. Ai mei tempi non esisteva il canone di concessione per cui con la sola tassa marmi tutte le cave pagavano indistintamente. A quell’epoca i beni estimati erano soltanto il 3 per cento. Conl’abolizione della tassa marmi e conl’intropduzione delle concessioni i beni estimatilievitarono al 30 per cento».

Sulla sentenza del giudice Paolo Puzone che di fatto stabilisce la natura privata dei beni interviene anche il Movimento 5 stelle che rigira la colpa alle precedenti amministrazioni. «Emergono ancora una volta – scrive a nome del gruppo consiliare dei grillini il capogruppo Daniele Del Nero – le gravi responsabilità di chi ha amministrato. Non è questo il passaggio dal quale aspettavamo risposte definitive. Si tratta di un percorso destinato ad andare avanti, fino all’ultimo grado di giudizio o fino al momento in cui una legge nazionale non faccia chiarezza. Ci rammarichiamo per l’incapacità di chi ha amministrato che di fatto ha privato la collettività di importanti risorse. Anzi in questa sentenza il comportamento passivo delle precedenti amministrazioni viene quasi elevato al rango di elemento probatorio sottolineandone le gravi responsabilità». Alla necessità di un atto parlamentare si richiama anche Stefano Dell’Amico, già presidente della Commissione marmo. «Il Tribunale non ha mancato di citare la Corte costituzionale con il riferimento alle plurisecolari inefficienze dell’amministrazione, ma non ha fatto menzione di un altro passaggio fondamentale della sentenza del 2016 nella parte in cui sostiene che la potestà di interpretazione spetta a chi sia titolare della funzione legislativa nella materia cui la norma è riconducibile. Ci auguriamo dunque che sia il Parlamento a risolvere la questione». «Nonostantela sentenza – prosegue Nives Spattini, presidente della commissione – andiamo avanti sul Regolamento degli agri marmiferi, per dotare la città di norme al passo con i tempi».

Anche Chiara Geloni, candidata per Liberi e Uguali alla Camera, parla di una «sentenza che non soprende. Come ha rilevatola Corte costituzionale, tale questione può essere risolta solo attraverso una legge nazionale. In tal senso uno dei miei primi atti da parlamentare, impegnando Liberi e uguali, sarà la presentazione di un disegno di legge che restituisca alla comunità carrarese ciò che per complice negligenza ultradecennale le è stato sottratto, ovvero il pieno possesso di consistenti aree di cava. Si tratta di una situazione anacronistica sul piano giuridico, che sottrae risorse alla cittadinanza e determina storture di mercato e che penalizza, con una concorrenza sleale e rendite improprie, il complesso del sistema estrattivo e imprenditoriale con riflessi negativi sull’occupazione e la capacità competitiva delle imprese».