Florencia Bianco (foto Pasquali)
Florencia Bianco (foto Pasquali)

Villafranca (Massa Carrara), 29 ottobre 2021 - Le 21,12. Quell’orario Florencia non lo dimenticherà mai. Dieci anni dopo la tragedia le capita ancora di guardare il cellulare o l’orologio a quell’ora e avere un tuffo al cuore. Oggi Florencia Belen Bianco vive a Villafranca, piccolo Comune di quella terra di Lunigiana incastrata fra Toscana, Liguria ed Emilia. E’ una "orfana speciale", come si definisce, dal 13 febbraio 2012 quando sua madre finì nel lungo elenco dei femminicidi. Antonia venne uccisa con una stilettata al petto dall’ex compagno a San Giuliano Milanese. La condanna all’ergastolo non ha attenuato il dolore di Florencia né dei due fratelli. Ha trovato la forza di rialzarsi soprattutto grazie all’associazione nazionale Edela: oggi a 22 anni Florencia ne è diventata portavoce e il suo essere un’orfana speciale è diventato un "noi". La pagina Facebook “noi orfani speciali” che ha creato è diventata un punto di incontro, di scambio, di comprensione e da lì esce dai confini della Lunigiana per lanciare una rete tra chi vive un dolore come il suo e un Sos speciale.

"Lo Stato ci ha abbandonati, sono stati stanziati dei fondi, ma non tutti hanno i requisiti – dice –. Il nostro obiettivo è fare rumore e ottenere ciò che ci spetta, una sorta di reddito, tipo quello di cittadinanza, anche solo per pagare i libri scolastici, le spese mediche, l’affitto. Chiunque voglia darci una mano o abbia bisogno di aiuto ci può contattare, anche per sentirsi meno solo".

"Ero piccola quando mia madre è stata uccisa – racconta – ma ricordo bene il momento in cui me l’hanno detto: il mio fratellino in quell’attimo ha lanciato un grido straziante nel sonno. Dopo la tragedia sono stata prima con la sorella di mia madre, poi in una comunità, ora vivo con mia nonna materna. Provavo una grande vergogna, non ne ho parlato per anni, per fortuna crescendo ho trovato online un’associazione che mi ha aiutata molto. La pagina Facebook mi ha messo in contatto con molti altri orfani, sto cercando di superare il passato". La “famiglia” per lei oggi è il gruppo, affetti che vivono lontano ma che sente vicini: "Ho conosciuto una ragazza veneta che sembra mia sorella. Basta una frase, ci capiamo al volo. Voglio far crescere l’associazione e la pagina Fb, contattare altri orfani, ottenere aiuto economico e psicologico. Chiedo agli orfani di farsi avanti anche se hanno paurai: alcuni hanno avuto una famiglia alle spalle, altri invece sono soli".