Massa, 10 maggio 2021 - Una puntura come tante, in tempi di campagna vaccinale. Pochi secondi dopo, però, il sanitario sbianca, inizia a respirare affannosamente. La vaccinata viene accompagnata all’uscita e le viene chiesto di aspettare.

Poi, dopo pochi minuti, rientra nella stanza dedicata alla vaccinazione. E lì le viene detto una cosa che mai avrebbe osato immaginare: "Abbiamo sbagliato, ci dispiace. Le abbiamo iniettato tutta la fiala di vaccino, pari a sei dosi". Un racconto di fantasia? Magari. L’incredibile fatto è successo ieri mattina al Noa di Massa e ha visto come protagonista una giovane tirocinante massese di psicologia clinica che aveva ottenuto l’appuntamento con la prima dose di vaccino proprio in quanto personale sanitario. Giusto il tempo di metabolizzare la notizia, una serie convulsa di colloqui con sanitari e medici e poi ricovero in osservazione, dove la giovane dovrebbe rimanere fino a oggi.

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Le condizioni della 23enne a ieri sera erano buone e la ragazza lamentava soltanto un po’ di mal di testa: sottoposta a una terapia di fluidi e tachipirina, viene tenuta sotto controllo. Non tanto per l’attuale stato della sua salute, quanto per il fatto che – a oggi – non sembra essere mai avvenuta un’inoculazione di sei dosi di vaccino. Un caso simile si è verificato nei mesi scorsi in Germania, ma in quel caso erano state cinque le dosi iniettate, mentre la sperimentazione Pfizer relativa al sovradosaggio si fermerebbe a quota quattro. Mancando del tutto una casistica, la sfortunata tirocinante è tenuta sotto stretta osservazione, una segnalazione su quanto successo – proprio per la sua particolarità – è già stata inviata ad Aifa e nella mattinata di ieri anche personale della polizia si è recato in ospedale per assumere informazioni su quanto successo.
 

A raccontare nel dettaglio la vicenda al nostro giornale è la madre della ragazza. "Mia figlia – spiega – si è recata all’appuntamento tranquilla, col suo consenso informato e con la serenità di chi sa di compiere un’azione che in queste settimane è diventata una routine. Dopo la puntura si è subito accorta che qualcosa non andava. Non nelle reazioni del suo corpo, quanto rispetto a quello che stava succedendo intorno a lei. Ha visto la persona che si era occupata della puntura iniziare a sudare e a iperventilare. C’è stata un po’ di agitazione ma l’hanno fatta uscire dalla stanza, pregandola di aspettare. Pochi minuti dopo l’hanno fatta rientrare e le hanno spiegato che c’era stato un errore nella preparazione del vaccino Pfizer. Da quello che abbiamo ricostruito, il preparato non è stato diluito con la fisiologica come prevede il protocollo e per una serie di motivi che dovranno sicuramente essere chiariti, è stata iniettata a mia figlia l’intera preparazione, equivalente a sei dosi di vaccino".
 

«Mi sembra del tutto evidente – conclude la madre della 23enne – che c’è stato un grossolano errore da parte di chi ha gestito la vaccinazione di mia figlia. Errore che, peraltro, è stato ammesso immediatamente dal personale sanitario e dai medici presenti al momento dell’iniezione, Peraltro mi preme sottolineare che la nostra famiglia è assolutamente a favore della vaccinazione, mia figlia ha aderito alla campagna in maniera convinta. Il problema, in questo caso, non è legato al vaccino in sé per sé, quanto piuttosto all’errata preparazione, che ha fatto sì che a mia figlia venissero inoculate sei dosi di Pfizer. Adesso non resta che sperare che non ci siano reazioni avverse di particolare gravità. Di certo ci attendiamo le scuse dell’Asl che a stasera (ieri sera per chi legge, ndr) non si è manifestata in maniera ufficiale".
 

Davide Costa