Carrara, 28 maggio 2016 - «Una sparata pessima, infelice, improvvisa, sballata, fuori luogo»: il procuratore Aldo Giubilaro, non le ha mandate di certo a dire ai segretari dei partiti di maggioranza del Comune di Carrara, Pd, Psi, Sel e Repubblicani, chiedendo scuse pubbliche per un documento uscito a loro firma sulla stampa, in cui i partiti commentavano politicamente gli ultimi avvisi di garanzia, arrivati ad alcuni amministratori carraresi, per l’affidamento di un appalto pubblico di uno stabilimento balneare. Durante il faccia a faccia di ieri mattina in procura, il dottor Giubilaro è stato un fiume in piena e ha ribattuto, codice penale e carta costituzionale alla mano, alle esternazioni dei segretari dei partiti.

«Documento infelice - ha detto Giubilaro - pessimo nel metodo e nel merito, gravissimo, se vuole essere una forma di intimidazione nei miei confronti». Nel documento i segretari sostenevano che l’amministrazione di Carrara stesse subendo un «attacco mediatico», chiedevano rispetto delle istituzioni e dei reciproci ruoli, per dare ai cittadini la possibilità di scegliere la coalizione futura alle prossime elezioni «liberamente e senza alcuna ingerenza». Davanti ai segretari Raffaele Parrini (Pd), Giuliano Fazzi (Rep), Renato Ferri (Sel) e Leonardo Buselli (Psi), a Luca Vinchesi di Articolo primo e al consigliere Luciano Tonarelli di Carrara Futura, Giubilaro ha rigettato la velata accusa di strumentalizzazione politica delle sue inchieste: «Non mi faccio impressionare dai segretari comunali di partito, sono stato minacciato di morte e ho viaggiato con la scorta per molti anni senza retrocedere mai di un passo».

I partiti coinvolti hanno voluto rassicurare il procuratore, garantendo piena collaborazione, appoggio e sostegno alla magistratura, ma non hanno chiesto scusa: «Il procuratore ha frainteso il senso del nostro documento»: si è limitato a dire Parrini in evidente difficoltà nell’affermare che l’attacco non era diretto alla procura. Poi Parrini ha chiesto un rispetto reciproco facendo sussultare ancora il procuratore: «E’ la terza volta che pronuncia la parola reciproco, cosa significa? Voi dovete avere rispetto per il mio ruolo di procuratore e faccio finta di credere che quel documento non era indirizzato alla mia persona». Nessuno, però, ci crede e l’autogol dei segretari si è arricchito di un altro harakiri clamoroso. Una figuraccia.

Guido Baccicalupi