Ugo Pisa, gli architetti scendono in campo. Storia e sviluppo urbanistico delle colonie

La riunione in streaming da Confartigianato. Del Sarto: "Non giudicheremo il progetto del Comune, ma valuteremo gli aspetti qualitativi" .

Ugo Pisa, gli architetti scendono in campo. Storia e sviluppo urbanistico delle colonie
Ugo Pisa, gli architetti scendono in campo. Storia e sviluppo urbanistico delle colonie

Si può sovrapporre al passato una vita nuova senza però cancellare le tracce di ciò che fu, senza ricorrere a operazioni che hanno il sapore di una ‘damnatio memoriae’, utilizzata già dai tempi dei faraoni egiziani. E’ con questa visione di sopravvivenza testimoniale dedicata alle colonie del litorale apuano, un simbolo della nostra costa e della nostra storia, che l’ordine degli architetti di Massa e Carrara ha deciso di provare ad aprire una discussione pubblica proprio su queste strutture e in particolare su quello che è ormai il ‘caso’ Ugo Pisa: qui il Comune di Massa, con il benestare del Ministero, che ha eliminato il vincolo architettonico sugli edifici, e della Regione, sta portando avanti un progetto di recupero che prevede l’abbattimento delle strutture storiche per fare spazio ad altre moderne, per un intervento finanziato con risorse Pnrr e Pinqua da oltre 16 milioni di euro. Un confronto che sarà aperto da una conferenza trasmessa in diretta streaming dalla sede di Confartigianato Massa Carrara Lunigiana, coordinata dal giornalista Attilio Papini, durante la quale interverranno il presidente e il segretario dell’ordine, gli architetti Roberto Del Sarto e Paolo Camaiora, venerdì pomeriggio a partire dalle ore 17.

L’iniziativa è stata presentata ieri in conferenza stampa alla presenza del direttore di Confartigianato, Gabriele Mascardi: l’associazione di categoria ospita l’iniziativa nella convinzione che ogni scelta che riguarda il territorio può avere importanti riflessi sul mondo imprenditoriale e la collettività e questo vale ancor di più se si parla delle colonie. Come hanno spiegato gli architetti, la conferenza sarà composta da due fasi senza alcuna valutazione polemica ma con intento propositivo. Si parte da un inquadramento storico e architettonico delle colonie, dalla realizzazione alle funzioni che hanno assolto nel corso degli anni. Seguirà poi un inquadramento urbanistico che servirà a rapportare il territorio all’attuale condizione e programmazione, nello scenario proposto dagli strumenti di governo che sono il Piano strutturale e il Regolamento urbanistico, passando tutto al vaglio di quello strumento superiore che è poi il Pit, ossia il Piano di indirizzo territoriale della Regione.

Per arrivare alla "variante di questa variante, l’Ugo Pisa, che ha introdotto un intervento che si proietta in uno stravolgimento complessivo dell’assetto della Ugo Pisa. Non giudichiamo il progetto – ha detto Del Sarto – ma andremo ad analizzare gli aspetti urbanistici, qualitativi, ambientali e paesaggistici, per capire anche gli scenari futuri su altre colonie. Se si consente un intervento di demolizione nel pubblico, cosa possiamo aspettarci sulle altre di proprietà privata? Parleremo anche di quella che sarebbe stata la necessità di avere un unico progetto, un Masterplan delle Colonie". Gli architetti ne sono convinti. L’Ugo Pisa ha un valore storico e testimoniale, la sua struttura lo rappresenta, un elemento che caratterizza il viale litoraneo. Peraltro, come ha ricordato Camaiora, è una delle poche colonie "che non nasce come colonia ma nel 1913 come ospizio marino per la cura delle malattie polmonari e della psoriasi". Camaiora ha ricordato esempi ‘vicini’ di recupero delle colonie utilizzando gli edifici esistenti, come la Olivetti a Marinella di Sarzana. Si parlerà delle colonie e del loro rapporto con il territorio, dei possibili sviluppi, della necessità di fronteggiare tutto l’ambito con uno sguardo complessivo perché lì c’è anche da recuperare metri all’erosione e al mare, cercando di mantenere la memoria del passato: "Trasformarla in qualcosa di diverso significa voler sovrapporre una nuova potenziale memoria allo stato dei luoghi – hanno concluso -. Ma si può farlo senza distruggere".