Giancarlo Boschetti mentre conduce il suo gregge in transumanza
Giancarlo Boschetti mentre conduce il suo gregge in transumanza

Licciana Nardi (Massa Carrara), 19 luglio 2020 - E’ partito anche quest’anno dalla natìa Tavernelle diretto alle cime appenniniche con pecore, capre, cavalli e cani, Giancarlo Boschetti, pastore da infinite generazioni. Percorre i sentieri della transumanza percorsi nei secoli dagli avi che dalla Lunigiana portavano le greggi dall’altra parte del crinale, in territorio emiliano.

“Sono molti lustri che conduco le mie pecore di razza massese dopo il Passo della Colla, sul Monte Navert, 1.700 metri; resto qui con i miei animali tutta l’estate, rientro di solito a fine settembre, dipende dalla stagione”. Giancarlo risponde volentieri al cronista con cui parla lo stesso dialetto e condivide il gergo in uso fra i pastori; termini come rimonta, mastite, “cani bianchi” non sono un mistero; per “cani bianchi” s’intende il pastore maremmano, l’antilupo per eccellenza. “Sono l’unico a non averli - spiega Boschetti - perché se porti le pecore dove passano gli escursionisti, capita non facciano troppa distinzione fra uomini e lupi.... Preferisco i border collie: veloci, docili e obbedienti spostano a comando il gregge da un pascolo all’altro; non possono sostenere uno scontro contro i lupi ma danno l’allarme quando li vedono. Del resto le mie 250 fra pecore e capre con 9 cavalle e 6 puledri, la notte la passano in un recinto antilupo di 600 metri quadri, alto oltre 2 metri; a poca distanza ci sono io che dormo in roulotte: la presenza del pastore è fondamentale. Il predatore ne avverte la presenza e sta lontano“.

Perché alleva pecore di razza massese?- “Sono rustiche, frugali. Su questi pascoli razze più blasonate non ci arriverebbero, per loro invece non ci sono ostacoli e danno un formaggio straordinario. Pensate al pecorino ottenuto grazie alle essenze spontanee brucate sull’Appennino: l’apoteosi del gusto. Appena mungo, lavoro il latte in un box fatto anni fa con mio padre; poi arrivano i clienti e mando a valle formaggio e ricotte nello spaccio, da mia moglie“.

Vede spesso animali selvatici? “Ogni giorno - risponde l’allevatore - incontro cinghiali, caprioli e lepri; l’anno scorso ho visto anche lupi e aquile. La Forestale mi dice: “Lei è da proteggere più dei predatori; quando non verrà più nessuno la sostituirà e il monte sarà abbandonato“. Come passa la giornata? “Sveglia presto, il gregge spostato da un pascolo all’altro, la mungitura, la lavorazione del formaggio e lo sguardo agli animali: che siano in salute e i lupi non li portino via. Per farlo devi avere qualcosa di ancestrale dentro. Il fine settimana vengono amici, pranziamo. La solitudine non pesa; le notte, animali al sicuro, mi fermo alla luce delle stelle,in un silenzio da favola, ad osservare il paradiso terrestre: l’Alpe di Succiso,il monte Cusna. E inizia il dialogo fra pastore e Spirito“.
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