Medicina
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Montignoso, 26 ottobre 2017 - Una diagnosi sbagliata e la vita è stata distrutta. E’ così che un medico di famiglia di Montignoso è finito nei guai, denunciato per lesioni personali colpose alla Procura. Il caso è di un’anziana autosufficiente, che tirava avanti la sua casa e la routine quotidiana con dignità ed entusiasmo. Cuurava il suo giardino e trovava anche le forze per l’orto. E sono stati proprio i lavoretti nell’orto a determinare un brutto taglio che le ha cambiato la vita. Adesso la donna , dopo un calvario di 99 giorni all’ospedale, dove ha lottato fra la vita e la morte, ricoverata in coma farmacologica, dipende in tutto e per tutto dalle cure dell’unico figlio, costretta in una carrozzella e del tutto non autosufficiente. Oggi non può più dedicarsi alle sue faccende: le persone la ricordavano come una donna solare e sempre attiva, adesso per lei solo lunghe giornate su una sedia a rotelle e niente più. La sua vita è finita in anticipo a causa di uno sbaglio medico. Un caso amaro di malasanità che grida vendetta. L’anziana, residente a Montignoso, vittima del tetano dopo l’incidente domestico, chiamò il medico di famiglia che invece di provvedere a una consistente dose di antitetanica, dal momento che la donna non era stata vaccinata, l’ha sottoposta a terapia antibiotica. 

I fatti risalgono allo scorso marzo. «Il medico di famiglia – dichiarano i familiari pronti alla battaglia legale per ottenere almeno in parte quella giustizia che è stata negata con una diagnosi sbagliati – è stato prontamente chiamato ed intervenuto, sbagliando totalmente la diagnosi. Le ha prescritto un ciclo di antibiotici invece di somministrarle un necessario vaccino antitetano. Dopo due settimane dall’incidente la donna ha avuto un brusco crollo delle condizioni di salute ed è stato quindi richiamato il medico che, dopo un’accurata visita, ha stabilito che stava bene. Qualche ora più tardi, contrariamente a quanto diagnosticato dal dottore, la donna è stata ricoverata d’urgenza al Noa, dove è rimasta per 99 giorni. Negli oltre tre mesi di degenza trascorsi in ospedale ha passato 23 giorni in coma: più volte i sanitari hanno manifestato forti perplessità sulle reali possibilità di sopravvivenza della paziente tant’è che, in un episodio, è stata dichiarata ufficialmente morta». Ma la donna ha una scorza dura e resiste: «Verso la fine di luglio è stata dimessa e trasferita alla Don Gnocchi per la necessaria riabilitazione fisica dove è rimasta fino agli inizi di ottobre: 68 giorni di degenza. La donna, che fino all’incidente conduceva una vita normale in piena autonomia, seguiva corsi al circolo degli anziani e faceva parte di un coro, a causa della condotta negligente del suo medico di base, si ritrova adesso costretta su una sedia a rotelle, completamente dipendente dalle cure dei familiari per lo svolgimento di qualsiasi più basilare attività quotidiana»