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Il Pm Roberta Moramarco, il Procuratore Aldo Giubilaro e il comandante Massimo Rosati

Massa, 10 settembre 2018 -  Finire nei guai  per ... un minuto di assenza ingiustificata dal lavoro. O per una pausa caffè di sette minuti. Piccoli numeri costati cari ad alcuni dipendenti pubblici arrestati nell’ambito dell’inchiesta della procura sui «furbetti del cartellino» in Provincia e Genio civile, partita circa due anni fa dopo la segnalazione sul comportamento in particolare di due impiegati.

L’installazione delle telecamere, il controllo dei badge e delle celle telefoniche ha fatto finire nella rete chiunque abusasse delle uscite in orario di lavoro, anche di pochi minuti. Tre piccole pause contestate ad esempio a un funzionario della Regione (in servizio al Genio civile), di 14, 17 e un minuto in una mattinata. E così nei giorni successivi: arrivava in ufficio, timbrava, per poi andare al bar davanti a fare colazione con pause massime di 11 minuti ma che sommate una all’altra hanno portato a 64 ore di assenza ingiustificata e 1121 euro di danno erariale.

I legali dei singoli indagati stanno preparando le linee difensive, in particolare verranno studiate le modalità con cui ai dipendenti venivano concesse le pausa-caffè regolarmente autorizzate dal contratto di lavoro. Gli occhi dei carabinieri sono finiti anche sui fogli di servizi legati alle trasferte effettuate dai dipendenti poi finiti agli arresti domiciliari. Così, come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare, un dipendente del Genio civile attraverso la timbratura e la registrazione «on-line» aveva certificato una missione fra Massa, Licciana Nardi e Fivizzano nel lasso di tempo fra le 10 e le 18,15 quando invece secondo l’accusa «si allontanava a piedi dall’ufficio alle 10,51 per rientrarvi alle 11,25».

Lo stesso dipendente è accusato di aver sottratto mezz’ora di lavoro in un’altra giornata, con un’uscita non registrata dal cartellino-presenze. Intanto fra oggi e domani si concluderanno gli interrogatori di garanzia a carico dei 26 indagati finiti agli arresti domiciliari: per ora hanno praticamente tutti deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere, per dare modo ai rispettivi difensori di leggere con attenzione le 1800 pagine di ordinanza del gip. Solo un indagato (col divieto di dimora) ha brevemente dato la sua versione su quanto contestato nelle accuse. Sempre oggi la procura invierà gli atti dell’indagine alla Corte dei Conti per l’accertamento dell’esatto danno erariale da contestare di singoli indagati. Si parla complessivamente di migliaia di euro di cui i diretti responsabili potrebbero essere chiamati a rispondere personalmente dalla giustizia amministrativa.

c.mas.

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