L’acqua non proprio limpida raccolta alla sorgente del Cartaro
L’acqua non proprio limpida raccolta alla sorgente del Cartaro

Massa, 16 marzo 2019 - Una sorgente pura, di acqua cristallina e trasparente. Talmente pulita che verrebbe quasi voglia di avvicinare le mani e berla così, fresca e pura, a grandi sorsi, come nasce dal ventre delle nostre Apuane. E’ la sorgente del Cartaro, la principale risorsa di acqua potabile che rifornisce l’acquedotto di Gaia a Massa. Milioni e milioni di metri cubi di oro azzurro che sgorgano copiosi dalla montagna. Ma quell’acqua, preziosa risorsa, non è sempre così pulita e chiara: quando piove si riempie di così tanta polvere di marmo da diventare bianca, un ‘siero velenoso’ che cementifica dentro le sorgenti fino a seccarle, che si deposita come cemento nel letto del fiume uccidendo la vita. E accade a ogni pioggia. Un fenomeno tenuto sotto stretta osservazione da Arpat che, con il Progetto speciale cave voluto dalla Regione, ha avviato anche un monitoraggio continuo di portata e torbidità delle sorgenti, con l’obiettivo di arrivare a conoscere meglio le dinamiche dell’acquifero carsico delle Apuane e alla definizione del modello idrogeologico.

Fra i sorvegliati speciali c’è proprio la sorgente del Cartaro dove due eventi di pioggia di gennaio e marzo hanno fatto schizzare alle stelle il parametro ‘torbidità’, che è poi quello che misura la qualità dell’acqua e, ovviamente, dell’inquinamento di marmettola. Tanto per capirci, con la pioggia del 27 gennaio e del 13 marzo la torbidità ha avuto incrementi da oltre 20 fino a 50 volte il valore base che ha normalmente il corso d’acqua (il parametro è pari a 7 ed è schizzata a 160 e 350 nei due giorni). L’acqua fresca e trasparente del Cartaro si è riempita di una poltiglia melmosa che altro non è se non la polvere di marmo in sospensione. E lo mette nero su bianco Arpat, con un’analisi spietata inviata anche al Comune di Massa: «Il fenomeno è stato rilevato e segnalato anche in passato indicando che si tratta di intorbidamenti anomali per un corso d’acqua come il Frigido (l’area di alimentazione del Fiume è sostanzialmente carsica, rocciosa con scarsa copertura e quindi anche con scarso apporto di solidi in condizioni naturali) ed individuando come causa antropica la dispersione di materiale fine (terre e marmettola) connessa alle attività estrattive tipiche della zona».

Parole che sono una sentenza senza appello. Dal 2017, infatti, il Comune ha avviato la famosa campagna ‘cave pulite’, un’ordinanza che stabiliva chiaramente precisi obblighi per le attività estrattive così da evitare la dispersione di marmettola. Misure che a quanto pare non sono state sufficienti. «I dati di torbidità, correlati con i dati di piovosità – scrive ancora Arpat - mostrano che ad ogni pioggia le acque meteoriche dilavanti trascinano nel fiume una quantità di solidi tanto grande da poter essere rilevata strumentalmente nella stazione di Canevara».