Alberto Caroselli

Massa, 9 novembre 2018 - Ha insultato, minacciato, sputato gratuitamente veleno contro chi ai suoi occhi era colpevole di aver ucciso un gatto a colpi di fucile. Ma sarebbe bastato documentarsi un po’ meglio per scoprire che il processo era finito con ... l’assoluzione in appello. E soprattutto che l’uomo accusato di aver fatto fuori un gatto, in realtà è un grande appassionato di animali. Quelle parole digitate con foga sui social potrebbero costare care a una giovane studentessa, iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di diffamazione nei confronti di Alberto Caroselli, campione di tiro di livello mondiale: la ragazza rischia ora una condanna fino a tre anni oltre a una multa salata.

E tutto per un commento su Facebook. Arriva così a una svolta la vicenda delle minacce arrivate a Caroselli, finito sui malgrado nelle grinfie di un numero imprecisato di «leoni da tastiera» che uno dopo l’altro lo hanno messo sulla graticola utilizzando i social network. Tutto nato dalla sua condanna in primo grado con l’accusa di aver sparato e ucciso il gatto del vicino, sentenza poi annullata dall’assoluzione arrivata in appello quando però il mondo del web aveva già iniziato a puntargli il dito contro. In particolare era stato creato ad hoc il profilo social «Caroselli Alberto sparatore di gatti», subito inondato di minacce, insulti provenienti da tutta Italia, oltre a foto e indirizzo di casa e del negozio.

Episodi sfociati in una denuncia presentata dallo stesso sportivo (spezzino, residente ad Aulla) sulla quale la procura ha chiesto l’archiviazione respinta però dal gip Giovanni Maddaleni, dopo l’opposizione proposta dal legale di Caroselli, l’avvocato Gian Paolo Carabelli. Nella sua ordinanza il gip ha disposto ulteriori indagini per identificare altre 15 persone autori di messaggi di chiaro contenuto diffamatorio: nomi e cognomi ci sono già, da chiarire se si tratti di pseudonimi (o «nick name» che dir si voglia) o di persone in carne e ossa, come la giovane studentessa già identificata e ora iscritta nel registro degli indagati.

Il suo nome è saltato fra quelli trovati nel profilo Facebook contro Caroselli nel corso delle indagini fin qui svolte: quando i carabinieri sono andati a cercarla a casa non ha negato gli addebiti nei suoi confronti. Ora stessa sorte potrebbe toccare a chi come lei si è lasciata andare a parole pesantissime nei confronti del commerciante lungianese.

"Le indagini proseguiranno – spiega l’avvocato Carabelli – di certo c’è che non si può minacciare e insultare su Facebook così", senza poi doverne rispondere davanti a un giudice.