Tribunale (foto d'archivio)
Tribunale (foto d'archivio)

Pisa, 14 dicembre 2019  -  Sotto processo per quasi tre anni a Pisa, alla fine, sono stati assolti Antonio Boldrini, allora primario della neonatologia e ora in pensione, e Lucia D’Accavio, una delle dottoresse dell’equipe che cercò in ogni modo di salvare la vita ad un neonato. Il processo aveva al centro la morte di un bimbo a soli tre giorni per aver inalato notevoli quantità di meconio. Il bambino, era arrivato dall’ospedale di Massa, dove era nato, alla neonatologia di Pisa in condizioni respiratorie gravissime tanto che sopraggiunse la morte nonostante l’impegno dei medici.

Su quella morte le carte bollate, a Massa, nel 2011, partirono un mese dopo il decesso: i genitori del piccolo (assistiti dall’avvocato Ciardelli) accusarono i medici dell’ospedale; il gip archiviò le posizioni perché, in assenza di autopsia, non era possibile stabilirne eventuali profili di responsabilità. Il teatro della vicenda si è così spostato a Pisa, con la lente della giustizia accesa sui medici che prestarono soccorso al neonato per rispondere di omissione di referto: non aver disposto l’autopsia (trasmettendo gli atti alla Procura), esame che per l’accusa sarebbe stato necessario. Il difensore degli imputati ha sempre sostenuto che l’autopsia non era necessaria per l’evidenza delle cause della morte.
 

Carlo Baroni
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