SCEMPIO Albero spunta da un mare di marmettola cementificata
SCEMPIO Albero spunta da un mare di marmettola cementificata

Massa, 30 agosto 2015 -  RISOLVETE il problema della marmettola sulle Alpi Apuane altrimenti l’Italia, la Toscana e tutti gli enti locali interessati rischiano di pagare una sanzione all’Europa da quasi 10 milioni di euro. La denuncia inviata dal Gruppo d’intervento giuridico (Grig) Onlus (rappresentato per le Alpi Apuane da Franca Leverotti) ha fatto breccia negli uffici del Ministero dell’ambiente e tutela del territorio. Il direttore generale del ministero, Maria Carmela Giarratano, prendendo spunto dalla lettera del Grig, ha subito risposto con una lettera inviata ad Arpat, Regione, al Parco delle Alpi Apuane, alle Province di Lucca e Massa Carrara e al Ministero per i beni e le attività culturali, a cui chiede di intervenire, per gli ambiti di rispettiva competenza, contro la situazione di inquinamento dei Fiumi Frigido e Carrione, generato dalla presenza di ‘marmettola’, «al fine di evitare un nuovo pre-contenzioso comunitario, o la chiusura negativa» di un procedimento di indagine della Commissione europea che ha già aperto un fascicolo sulle Alpi Apuane per la cattiva attuazione della normativa comunitaria sulla salvaguardia degli habitat (direttiva 92/43/CEE), anche a causa delle attività estrattive sulle Alpi Apuane (CHAP(2012)2233 – Cave di marmo attive nel Parco regionale delle Alpi Apuane, EU Pilot 6730/14/ENVI ndr). In termini ancora più chiari: se l’indagine dovesse concludersi negativamente si va incontro a una procedura di infrazione avviata d’ufficio dalla Commissione europea. Se lo stato non sia degua ai pareri della stessa comissione il caso può finire davanti alla Corte di giustizia europea che può condannare quindi lo stato membro a pagare una sanzione pecuniaria (la sanzione minima per l’Italia è di 9.920.000 euro). 

E la multa si paga: la Commissione europea decurta direttamente i trasferimenti finanziari dovuti allo stato membro conannato. In Italia, poi, gli effetti della sanzione vengono scaricati sull’ente responsabile dell’illecito comunitario e, nel caso della marmettola sulle Apuane, potrebbero dover pagare i Comuni interessati, le Province, l’ente Parco e la Regione. Gli amministratori o funzionari pubblici che hanno compiuto gli atti che hanno determinato l’illecito comunitario ne possono poi rispondere in sede di danno erariale.. Questo il quadro che di fatto stringe una morsa normativa sugli enti locali in merito alla soluzione del problema marmettola. Impossibile tirarsene fuori: ci sono i rapporti di Arpat e il dossier redatto dal Difensore civico regionale della Toscana nel 2013 a emettere una sorta di sentenza di condanna dato che la situazione è andata peggiorando di anno in anno. Gli enti preposti al controllo delle attività estrattive non sono riusciti a ottenere dai concessionari la corretta esecuzione delle prescrizioni normative previste dall’atto di concessione. La situazione è aggravata dal fatto che le interferenze ambientali dovute alle attività estrattive e alla marmettola possono intaccare lo stato di conservazione dei siti Natura 2000. D’altronde «è stato verificato – scrive il Ministero dell’ambiente –che i bacini idrografici che convogliano le acque rispettivamente nel Frigido e nel Carrione sono interessati dalla presenza di diversi siti della rete Natura 2000». Il Ministero dell’Ambiente chiede anche l’adozione dei necessari provvedimenti di bonifica ambientale, «stante che la questione interessa la verifica degli obiettivi qualitativi previsti dalla direttiva ‘Acque’ 2000/60/CE» e segnala al Ministero per i beni e attività culturali l’inquinamento da marmettola per quanto riguarda misure sulla pianificazione paesaggistica e le attività estrattive.