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3 ago 2022
3 ago 2022

Lavoro sempre più precario e stagionale

Allarme dai dati Istat per la provincia apuna che fa comunque registrare una ripresa grazie al miglioramento delle esportazioni

3 ago 2022
Aumenta il lavoro precario nella nostra provincia
Aumenta il lavoro precario nella nostra provincia
Aumenta il lavoro precario nella nostra provincia
Aumenta il lavoro precario nella nostra provincia
Aumenta il lavoro precario nella nostra provincia
Aumenta il lavoro precario nella nostra provincia

La ripresa della Toscana alla fine dell’emergenza Covid è stata frenata dall’inizio della guerra in Ucraina. Il conflitto spinge sull’acceleratore di inflazione e recessione, soprattutto sul medio e lungo periodo, come evidenzia la relazione di Gianfranco Francese, presidente Ires Toscana, Istituto di ricerche economiche e sociali. Previsioni che gravano anche sul territorio apuano che pure era uscito dalla pandemia con un sostanziale equilibrio rispetto al 2019. Anzi, alcuni settori avevano persino visto una netta ripresa. A gravare sulla salute del tessuto socioeconomico provinciale resta però la spada di Damocle di un lavoro precario, stagionale e di bassa qualità che ora emerge con tutta la sua forza con il cambio dei parametri di calcolo di Istat, dati che assieme a quelli di Prometeia formano la base di elaborazione da parte di Ires. La relazione dell’Istituto è chiara: "Dopo aver sperimentato una contrazione del 9,5% del valore aggiunto nel 2020 con un -11% cumulato nel biennio 2019-2020 la provincia ritorna in positivo (l’anno di riferimento è il 2021), facendo segnare un +8,3% (contro il 6,8 della Regione). La ripresa è trainata dal massiccio incremento delle esportazioni, aumentate di oltre 900 milioni di euro nel 2021 con una previsione a due anni di ulteriore incremento dell’export sino alla cifra record di 2,4 miliardi nel 2023".

Cresce l’economia di grande scala ma se si guarda oltre i colossi resta un’economia debole a livello strutturale e diffuso: la crescita del reddito disponibile delle famiglie continua a mantenere una forbice annua di 0,3 punti rispetto alla Regione e così in prospettiva dovrebbe restare almeno fino alla fine del 2023. Ed è proprio dal fronte dell’occupazione che arrivano i dati peggiori: la variazione dei metodi di calcolo Istat ha fatto emergere tutte le fragilità e i valori sballati degli anni passati. Il 2021 si è chiuso con un notevole deterioramento dell’occupazione, -9,2% su cui pesa in particolare l’effetto dell’occupazione stagionale di breve periodo. Soprattutto fra gli uomini, -9,5%, mentre le donne registrano -8,7%. Il numero degli occupati totali passa da 79mila circa attorno alle 72mila, con i dipendenti che in termini di migliaia scendono da 59 a 55 (-6,5%), gli autonomi da 20 a 17 (-15,4%). Numeri che evidenziano un’economia stagnante sotto il profilo occupazionale. Aumentano i disoccupati, sempre in gran parte a causa della variazione del metodo di calcolo che fa emergere finalmente le vere criticità del territorio, +57,6% rispetto al 2019 (da 6 migliaia a 9 migliaia circa). Crollano gli autonomi, che registrano -15,4%. La disoccupazione ora vale l’11,3% e aumentano pure gli inattivi. Migliora in parte l’avviamento al lavoro, anche se a crescere sono soprattutto i contratti di lavoro a tempo determinato. "Alla fine del 2021 i dati amministrativi di fonte Regione Toscana permettono di rilevare circa 28mila e 300 avviamenti complessivi circa 3mila e 500 in più di quelli rilevati nello stesso periodo dell’anno precedente – sottolinea il report -. Il lavoro a termine aumenta di 2mila e 500 unità (+17,7%) arrivando a poco meno di 17mila attivazioni e cresce anche l’apprendistato. Cala di poco il lavoro a tempo indeterminato come avviamento (-1,5%). Riprendono a crescere in misura consistente anche il lavoro intermittente e i tirocini, anche se in termini assoluti sono di molto inferiori ai contratti a termine.

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