Carrara, 17 maggio 2018 - Luciano Pampana: oggi l’ultimo saluto. Si terranno alle 10 nella chiesa della Sacra Famiglia, a Marina, i funerali del cavatore 58enne tragicamente scomparso venerdì scorso mentre lavorava nel bacino di Fantiscritti. Ieri è arrivato il definitivo via libera dalla Procura che ha liberato la salma. A confermarlo è la Cmv marmi, al ditta che coltiva la cava «76 bis» Fiordichiara dove è avvenuto l’incidente.

«Dopo aver ricevuto l’autorizzazione della Procura – spiegano dalla Cmv – provvederemo a far eseguire le esequie del povero Luciano, morto nel tragico incidente di venerdì scorso. La partenza è fissata alle 9.30 dall’obitorio per poi proseguire per la messa alla Sacra Famiglia. Infine la salma sarà portata al cimitero di Turigliano per essere cremata».

Dopo una lunga settimana di lacrime, invettive e manifestazioni, oggi sarà dunque il giorno dedicato al lutto e al ricordo di Luciano Pampana. Classe 1960, originario della provincia di Viterbo, lavorava da alcuni anni nelle nostre cave dove si era fatto conoscere e ben volere da tutti sia per le sue qualità umane che professionali. Una vita spezzata improvvisamente poco dopo le 9 di venerdì scorso.

Luciano stava lavorando nella cava «76 bis», una delle più alte dei Fantiscritti che si estende per centianaia di metri all’interno del monte. Da quella galleria però Luciano Pampana non ne è mai uscito. L’esatta dinamica di quanto è accaduto ancora non si conosce, di certo si sa che il suo corpo è finito sotto una pala escavatrice che ne lo ha ucciso sul colpo. Qualsiasi tipo di soccorso è stato del tutto inutile e così Luciano Pampana è diventato l’ultimo nome nella lunga lista dei morti che il nostro territorio ha sacrificato per estrarre il marmo bianco.

«Basta con queste morti» è il messaggio che i sindacati e tutti i colleghi di Luciano Pampana hanno subito lanciare a chiare lettere alle istituzioni e a tutti coloro chiamati a controllare il lavoro al monte e al piano. Per questo martedì erano addirittura un migliaio a sfilare per le strade del centro gridando a gran voce tutta la propria rabbia per una perdita a cui è impossibile dare un senso. «Bisogna intervenire in maniera drastica – ricordavano molti dei cavatori scesi in piazza –. Al piano come al monte in troppi casi si lavora con organici ridotti all’osso e, addirittura, sotto la minaccia costante di perdere il posto. Bisogna intervenire al più presto perché così non si può più andare avanti».