Pontremoli, 16 maggio 2018 - La nostra collaboratrice Manuela Ribolla era presente al monento del ritrovamento di Francio Gussoni: questo il suo racconto in prima persona.

Sono trascorse da poco le 8 del mattino quando la notizia si sparge a Pontremoli: Franco Gussoni è stato trovato, vivo. Nessun’altra informazione, solo la più importante, che mette fine ad incubo durato quasi quarantott’ore. Quando arrivo a Bassone, località in cui è stato allestito in questi giorni il campo base di partenza per le operazioni di ricerca, l’entusiasmo si può toccare con mano. Ci sono le squadre dei soccorritori, gli abitanti del posto, in attesa di capire qualcosa di più, c’è la famiglia dell’ex sindaco e già presidente della provincia, impazienti di poter riabbracciare il proprio caro. Raccolgo un po’ di informazioni: è stata la squadra di caccia numero 47 a trovarlo in località Fontanini.

Si sono mossi molto preso, all’alba, per continuare quell’impresa che ormai sembrava quasi insperata. Romolo Ribolla e Roberto Conti hanno individuato Gussoni, lo hanno rassicurato e messo al sicuro. Sono stati loro, insieme agli altri componenti della squadra a diffondere il messaggio più atteso. Mi dicono che stanno per arrivare, allora raggiungo località Belvedere, dove i mezzi di soccorso attendono la squadra con Franco Gussoni a bordo. Le macchine mi sfilano davanti. La prima è quella del Soccorso Alpino Stazione di Carrara. L’ex sindaco di Pontremoli Franco Gussoni è lì sopra. Vedo i soccorritori che si muovono al suo interno. Dopo arrivano loro. Gli eroi della giornata. Sono contenti e scortano il mezzo in direzione Bassone. Un applauso lo accoglie. La commozione è generale. Subito Gussoni viene trasferito a bordo dell’ambulanza, dove viene stabilizzato. E allora corro a dar voce ai racconti di chi quegli attimi li ha vissuti in prima persona. «Prima abbiamo trovato lui – raccontano i ragazzi della squadra 47 – siamo partiti a circa 300 metri dalla traccia individuata dai cani molecolari. Ci siamo disposti ‘a ventaglio’. Quando lo abbiamo visto era circa a sei metri sopra un viottolo, sotto due tronchi, accovacciato. Lo abbiamo subito coperto. Era cosciente. Ci siamo però accorti che era impossibile che fosse salito lì. E allora ci siamo diretti sopra quel punto, e a distanza di 50 metri abbiamo trovato una scarpa. Poi dicevano che mancava un cappello e allora siamo saliti ancora. E sopra un precipizio lo abbiamo trovato. Probabilmente è scivolato. Salendo ancora, sotto un castagno, abbiamo poi trovato una sorta di giaciglio, dove probabilmente ha trascorso qualche ora. E da li siamo tornati giù».

È un condensato di commozione, emozione, entusiasmo e soddisfazione il racconto di Roberto, Sauro, Giulio, David, Franco, Arianna, Antonio, Marco, Andrea, Romolo, Mirko, Giuseppe, Andrea, Roberto e di quanti ieri mattina c’erano. «Aveva sete – ha continuato Arianna, la componente femminile della squadra 47 – Roberto lo ha accarezzato e coperto non appena lo abbiamo trovato. Era stanco e quando siamo arrivati da lui si è addormentato in mezzo a noi. Abbiamo chiamato i soccorsi e gli siamo andati incontro. Ed ora eccoci qui». Una storia a lieto fine in cui gli eroi sono cacciatori del luogo, abitanti, volontari, ma anche tutti coloro, corpi speciali, forze dell’ordine, soccorritori, che in questi due giorni hanno messo anima e corpo in questa ricerca. Così come gli amministratori del comune di Pontremoli e aanche di Zeri, che non hanno mai perso le speranze e non hanno mai abbandonato il campo base. L’ambulanza accende le sue sirene e lascia Bassone. Il campo base viene smobilitato e la quotidianità, il silenzio e la quiete tornano a «farla da padrone» in questa località sopra Pontremoli. E forse qualche raggio di sole torna a far capolino tra le fitte e numerose nubi.

Manuela Ribolla