Un computer. Spesso gli abusi sessuali avvengono dopo 'approcci' on line
Un computer. Spesso gli abusi sessuali avvengono dopo 'approcci' on line

Massa, 7 febbraio 2019 -  Era un amico conosciuto su internet poco tempo prima. Nulla di diverso dai tanti ragazzi con cui si scriveva da tempo, se non per la sua età. Aveva infatti già 27 anni, così almeno c’era scritto sul profilo Facebook di quel giovanotto che l’aveva contattata «solo per fare amicizia». E lei (una 12enne residente sulla costa apuana) ha accettato volentieri prima i messaggi poi complimenti arrivati da quel ragazzo molto più grande di lei. Ma un po’ alla volta dalle sue parole è sparita quella patina di innocenza scalzata da frasi sempre insinuanti, fino agli apprezzamenti veri e propri, ogni giorno sempre più pesanti. Poi un brutto giorno il sedicente 27enne ha messo sul piatto la sua richiesta alla ragazzina. «Mandami le tue foto nuda, sei bellissima, mi piaci molto» e via così in una escalation di squallida morbosità. A nulla sono servite le proteste della ragazzina così come le sue richieste di finirla con quelle frasi poco opportune. Lei non ha mandato alcuna foto però non ha raccontato nulla in famiglia di quanto stava accadendo; si è tenuta dentro il suo turbamento fino a quando un giorno il padre ha aperto il computer e per caso ha buttato l’occhio alle chat della figlia sui social. E lì ha letto le frasi inequivocabili arrivate dal «profilo» di un ragazzo già maturo. Poco dopo era già negli uffici polizia postale per sporgere denuncia e far così scattare le indagini nei confronti dell’uomo dal quale è partita la richiesta di foto pornografiche alla figlia.

Non aveva 27 anni ma 10 di più, scopriranno di lì a poco gli agenti della polizia spulciando sul suo profilo social, dove trovano anche il codice del computer dal quale è stato attivato l’account. Così vanno a bussare alla porta del 37enne (all’epoca dei fatti) residente in un centro della Lunigiana. Gli contestato il reato di «tentato adescamento di minore», accusa con cui è finito sotto processo davanti al collegio, dove è difeso dall’avvocato Francesco Di Negro. Secondo quanto ricostruito nel corso delle udienze, il 37enne sapeva benissimo di avere a che fare con una minorenne, ma non per questo ha desistito dal chiederle foto pornografiche. Da parte sua la difesa ha sottolineato come nel corso delle indagini il computer dell’imputato non sia mai stato sequestrato per verificarne il contenuto. Di fatto non ci sarebbe stata la certezza assoluta che a utilizzare l’account social, al momento delle richieste oscene, ci fosse proprio di lui e non qualcun altro. «Molto difficile – la spiegazione degli inquirenti chiamati a testimoniare in tribunale – ma comunque non impossibile». Il processo è stato rinviato per ascoltare altre testimonianze.

Claudio Masseglia