Marmo (foto di repertorio)
Marmo (foto di repertorio)

Carrara, 16 dicembre 2019 - «Fossa Combratta: un fatto scandaloso". Così Legambiente commenta il permesso rilasciato da palazzo civico alla lavorazione nella zona verde delle Apuane. Il parere positivo rilasciato dalla commissione paesaggistica comunale alla strada che sale sopra la cava Fossa Combratta, finalizzata a mettere in sicurezza il sito sulla base di una prescrizione dell’Asl, non è digerita dagli ambientalisti.

«Si tratta di un fatto scandaloso che solleva inquietanti interrogativi sull’operato degli uffici comunali e dell’Asl e fa emergere un radicale voltafaccia o una totale incapacità della giunta comunale". Così Legambiente parla di scandalo per "l’uso strumentale della messa in sicurezza. Un mese dopo la frana nel luglio 2016, la piccola cava viene autorizzata per estrarre 1.370 metri cubi di marmo in 3 anni, di cui 993 di detriti e 377 di blocchi: meno di un blocco il mese. Nell’autunno 2017 l’AsL emana due provvedimenti di messa in sicurezza. La ditta tenta il colpo grosso: deposita il progetto di una grande cava presentandola come progetto di messa in sicurezza. Si aggirerebbe il limite massimo autorizzabile (1.370 metri cubi) e se ne estrarrebbero ben 58mila: una quantità che, al ritmo d’escavazione precedente, avrebbe richiesto oltre un secolo. Un inganno in cui non cadrebbe nemmeno un bambino".

Ancora Legambiente ricorda che "dopo l’entusiasmo di Comune e Asl, Il Parco delle Apuane ritiene l’intervento ambientalmente non ammissibile".

Ancora Legambiente prosegue nella nota ricordando che sindaco nell’agosto 2018 dichiara la volontà di bloccare la cava Fossa Combratta e di escluderla dai piani attuativi di bacino estrattivo. Idem il consiglio comunale. Tali indicazioni politiche del consiglio sono state totalmente ignorate dagli uffici comunali: l’ufficio Marmo ha portato nella conferenza dei servizi una posizione opposta e, nella stesura dei Pabe, gli uffici Urbanistica, Marmo e Ambiente hanno confermato le attività estrattive di Fossa Combratta. Si tratta di una scelta di particolare gravità, visto che la decisione di confermare o meno l’escavazione in un versante interamente boscato non è di natura tecnica, ma prettamente politica". Nelle sue osservazioni ai Pabe, Legambiente ha chiesto di ritirare Fossa Combratta.

"La strada per la cava – prosegue la nota –, sostenuta dalla commissione paesaggistica e dall’assessore al marmo e la grande beffa di una mega-cava spacciata per progetto di “messa in sicurezza” non sono ancora stati approvati, ma gli uffici comunali continuano a lavorare per la gioia del titolare della cava. Sebbene sia insensato realizzare una strada funzionale alla messa in sicurezza di una cava il cui progetto è già stato bocciato dal Parco, sembra che la commissione paesaggistica abbia già dato parere favorevole alla strada. Ancora più preoccupante è la dichiarazione dell’assessore al marmo che, derubricando il colossale scandalo della cava Combratta ad una messa in sicurezza, equivale a un implicito sostegno al progetto del concessionario. Chiediamo coerenza e fermezza: togliere Fossa Combratta dalle aree estrattive. La vicenda è un paradosso. Gli uffici comunali e addirittura un assessore che fanno il bello e il cattivo tempo, in aperto contrasto con le indicazioni del sindaco e del consiglio comunale (che, peraltro, non fanno nulla per evitarlo). È in questo modo che la giunta intende governare il territorio? Richiamandoci anche ai valori e ai principi dichiarati nel suo programma elettorale, chiediamo al sindaco un deciso intervento, a partire dall’immediato ritiro del Pabe di Fossa Combratta".

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