Fiamme Gialle al lavoro (foto di repertorio)
Fiamme Gialle al lavoro (foto di repertorio)

Massa, 11 gennaio 2019 - In quello studio dentistico lunigianese il titolare non si era praticamente mai visto, anche se era poi lui a certificare nelle fatture le otturazioni e i vari lavori ai denti dei pazienti. Proprio da quelle bolle di pagamento la Guardia di Finanza ha avviato un’indagine dalla quale, secondo le accuse, sarebbe emerso come in realtà a mettere le mani in bocca ai pazienti non fosse il dentista ma altro personale non autorizzato, in particolare quattro professionsti con la qualifica di odontotecnico o assistente alla poltrona. Da qui la denuncia per tre di loro (difese dall’avvocato Alessandro Ravani di Aulla) con l’accusa di esercizio abusivo della professione, mentre due colleghe devono rispondere di falsa testimonianza e favoreggiamento. E’ invece nel frattempo deceduto il dentista al quale era intestato lo studio.

L’indagine. Tutto nasce da un verifica fiscale fatta dalla Finanza nei confronti di un dentista lunigianese. Così le Fiamnme Gialle hanno inviato un questionario ai clienti del medico prendendo i nomi dalle sue fatture: le domande nello specifico riguardavano come e dove si fosse svolta l’attività sanitaria, chi era intervenuto e come. Per approfondire le indagini di lì a poco gli stessi pazienti sono stati sentite di persona. E dalle loro risposte sarebbero emerse alcune discrepanze perchè qualcuno confermava di essere stato visitato dal medico cui era stata pagata la prestazione, altri invece «di non averlo mai visto» perchè a «curare i denti erano due donne».

Riscontri. Così l’indagine fiscale ha assunto anche risvolti penali mettendo nel mirino chi fino a quel momento aveva lavorato (questo il sospetto) senza averne la qualifica e col «paravento» di un dentista qualificato. Nel passo successivo la Finanza ha sentito la versione del personale dello studio medico finito al centro dell’inchiesta: due assistenti di sala hanno raccontato di aver sempre lavorato «a fianco del medico, era lui a fare le prestazioni». Versioni però successivamente smentite dalla Finanza incrociando con quanto riferito dai pazienti stessi.

Conseguenze. Per le due assistenti di poltrona è scattata la denuncia con l’accusa di falsa testimonianza e favoreggiamento: hanno deciso di farsi processare col rito abbreviato in corso davanti al gup Ermanno De Mattia. Una collega e due odontototecnici sono invece stati accusati di esercizio abusivo della professione per aver effettuato prestazioni non di loro competenza.

Processo. Ieri nei loro confronti è iniziato il processo in tribunale davanti al giudice Fulvio Biasotti e al pubblico ministero Massimo Pennacchi: il primo testimone a deporre è stato un sottufficiale della Finanza incaricato delle indagini. Da quanto emerso, nessuno degli imputati è mai stato sorpreso in flagranza di reato e nemmeno i pedinamenti avrebbero portato a rilevare reati da parte loro. Secondo la difesa a intervenire nello studio era sempre il medico: gli imputati intervenivano invece in base alle loro specializzazioni. Il processo è stato rinviato a luglio.