Analisi in laboratorio (foto di repertorio)
Analisi in laboratorio (foto di repertorio)

Massa Carrara, 13 dicembre 2018 - Cerca di tranquillizzare la collettività la società "CPA Arborea" dopo il ritiro di un lotto di cozze dell'azienda, col marchio Nieddittas, disposto dalle autorità sanitarie in seguito al rinvenimento del vibrione del colera su un campione analizzato in Toscana, per la precisione in provincia di Massa Carrara.

In serata l'azienda ha diffuso una nota nella quale spiega che "le analisi hanno riguardato un solo lotto di prodotto, prelevato dalla Asl Toscana oltre un mese fa".

"In queste settimane", evidenzia la società, "non ci sono stati casi di malessere o patologie di alcun tipo associabili al consumo di cozze. In attesa del completamento di tutte le analisi e pertanto verosimile ritenere che il problema fosse inesistente o sia stato del tutto superato, anche in virtu del fatto che con la cottura il vibrio viene ucciso".

L'Assl di Oristano, in ogni caso, ha immediatamente sospeso la raccolta delle cozze nell'allevamento da cui proveniva il lotto analizzato, consentendo la commercializzazione di prodotti provenienti da allevamenti diversi. A questo proposito la società di Arborea sostiene quindi "che tutte le cozze Nieddittas attualmente in commercio sono sane, provengono da allevamenti diversi da quello del lotto analizzato, e possono essere consumate in totale tranquillità".

La società sottolinea che "le analisi, regolarmente effettuate dalla Asl su tutti i lotti oggi in commercio, non hanno infatti riscontrato alcuna anomalia", e viene quindi contestata piuttosto la procedura di analisi seguita in Toscana sul campione incriminato. Secondo la CPA Arborea "il prelievo è stato effettuato in un punto vendita al dettaglio in Toscana e non nei vivai della Sardegna". "L'analisi - dice ancora la nota - è stata eseguita in un'unica aliquota unica e non ripetibile, con una procedura apparentemente non conforme alla prassi e non e stato dato il preavviso di 24 ore necessario per poter presenziare all'analisi".

"Appare inoltre insolito - conclude la società - che non sia stato conservato un campione di prodotto per successive ulteriori analisi, dato che il vibrione non muore col congelamento, le confezioni presenti nella pescheria toscana erano 6 e pertanto non sembravano sussistere i presupposti per la necessità dell'analisi unica e non ripetibile".