Il sindaco di Massa, i carabinieri e la cassapanca all'interno del castello dei Malaspina
Il sindaco di Massa, i carabinieri e la cassapanca all'interno del castello dei Malaspina

Massa, 20 giugno 2019 - Un piccolo tesoro torna, dopo quasi 40 anni, dentro le mura del Castello Malaspina di Massa. Si tratta di una cassapanca in noce, del XVI secolo, decorata nella parte anteriore con due maschere, il cui valore è stimato attorno ai 60mila euro, rubata ormai nel lontano 30 ottobre del 1980 dalle stanze del Malaspina. Non si tratta, con tutta probabilità, di un pezzo originale, visto che il castello fu utilizzato come carcere fin dopo la fine della seconda guerra mondiale, ma comunque di un oggetto pregiato acquistato dopo il 1946 per arredare nuovamente lo storico immobile. Arredo trafugato insieme a tanti altri oggetti preziosi in tutta fretta nella notte fra il 30 e 31 ottobre del 1980, che oggi torna a far bella mostra di sé nelle stanze che si trovano al piano superiore, sopra al cortile del pozzo, grazie al lavoro investigativo del Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze.

La storica cassapanca è stata restituita ieri mattina dal comandante del nucleo speciale di Firenze, Lanfranco Disibio, al sindaco Francesco Persiani, al Comune di Massa e alla Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Lucca e Massa Carrara, Angela Acordon. Presente alla cerimonia il colonnello Massimo Rosati, comandante provinciale dei carabinieri. A spiegare tutti i dettagli è stato il maggiore Disibio:

«La cassapanca è stata recuperata grazie a un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia. Un’indagine avviata nell’aprile del 2016 a seguito del ritrovamento, a Londra, in una nota casa d’aste, di un pugnale islamico rubato al Museo Stibbert di Firenze nel 1977, venduto in Italia per 60mila euro e riacquistato all’estero per 400mila». I carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Firenze hanno seguito le tracce arrivando a eseguire tre perquisizioni nelle abitazioni di altrettante persone residenti a Reggio Emilia e Forlì. E durante uno di questi controlli in casa di un professionista emiliano è stata trovata e fotografata la cassapanca. «L’accertamento all’interno della Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti ha permesso di individuarla come quella rubata al Castello di Massa nel 1980 – ha precisato ancora Disibio -. E’ stata così sequestrata per ordine della Procura di Reggio Emilia. Il professionista che la possedeva è invece risultato estraneo agli illeciti: la cassapanca era stata ereditata dal padre, ormai morto». Un lavoro certosino, possibile solo grazie alla precisa catalogazione dei beni, come hanno rimarcato il maggiore Disibio e la Soprintendente Acordon, che consente anche a distanza di decenni di recuperare oggetti trafugati. Fra gli altri rubati nella notte di fine ottobre del 1980 dal Malaspina mancano ancora all’appello, peraltro, inginocchiatoi, comodini, 3 pannelli a rilievo decorati, 2 cassettiere, poltrone in pelle decorate in oro con stemma araldico e altro ancora. Cimeli che devono ancora riemergere dalle pieghe del tempo.