Diverse cave non pagavano il contributo regionale e non hanno avuto alcuna sospensione dell’attività
Diverse cave non pagavano il contributo regionale e non hanno avuto alcuna sospensione dell’attività

Carrara, 17 aprile 2015 -  «DISATTENZIONE e superficialità nell’amministrazione e nella gestione del Comune». Bilancio: i revisori di palazzo civico hanno inoltrato una segnalazione ufficiale di «irregolarità gestionali» alla presidenza del consiglio. A preoccupare il presidente Gianluca Barbieri e i suoi colleghi Andrea Pasquini e Marzia Grassi sono soprattutto i dati provenienti dal marmo. Già nella loro relazione al bilancio consuntivo 2014 i revisori avevano parlato apertamente di come – a loro avviso – gli uffici comunali non avrebbero messo in campo tutte le misure necessarie per riscuotere i contributi dalle imprese del lapideo. «In caso di mancato pagamento – sottolineano i revisori nella relazione – l’ufficio competente ha inserito a ruolo l’insoluto, ma non ha mai fatto ricorso all’utilizzo di strumenti coercitivi come la sospensione dell’attività e la decadenza della concessione». Nella loro segnalazione alla presidenza del consiglio i revisori dei conti sono però andati ancora più nello specifico tirando in ballo la giunta stessa.

I REVISORI si concentrano in particolar modo su due delibere della squadra di Zubbani. La prima è del luglio 2014 nella quale si individuavano 11 cave morose per le quali si attivavano le procedure per la sospensione dell’escavazione e del ritiro della concessione, la seconda è del febbraio scorso in cui l’elenco dei «cattivi» si riduce a due sole cave, la 36 «Rutola A» di Sandro Bardini e la 147 «Querciola» di Mega stone factory, Eredi Mocchi Francesco e Raggi Ornella. «Nel momento in cui un soggetto risultava essere debitore per il canone di concessione o per il contributo regionale – dicono i revisori – è stato sottoposto al procedimento di decadenza e sospensione. Per alcuni procedimenti, tuttavia, i crediti vantati dal Comune riguardano anche le annualità dal 2009 al 2012 per le quali sono già trascorsi i termini. Inoltre – proseguono – esaminando le schede contabili sono emerse diverse posizioni creditorie che riguardano solo il contributo regionale per le quali non risulta essere avviata la procedura di sospensione dell’attività. Riteniamo che tutto ciò possano rappresentare delle irregolarità. Da parte nostra – concludono – è doveroso segnalare come emerga un contesto di disattenzione e superficialità sia nell’attività sia amministrativa che gestionale che si ripercuote sulle funzionalità del Comune e sull’economicità della gestione».

<ABBIAMO fatto tutto quello che potevamo». Il dirigente del settore Marmo Marco Tonelli difende l’operato dei propri uffici e rimanda al mitetnte le contestazioni avante loro dai revisori dei conti. «L’anno scorso – dice Tonelli – abbiamo iniziato un processo di caducazione nei confronti di alcune ditte morose che dopo le opportune istruttorie si sono ridotte a due. Non sono però questi casi che generano l’ammanco della casse comunali. In totale sono più della metà quelli che non pagano quello che dovrebbero pagare. Buona parte del mancato incasso è conseguenza della sentenza del Tar di due anni fa che viene sfruttata dai nostri interlocutori che, a fronte delle fatture che noi emettiamo in un certo modo, loro continuano a pagare sulla base dell’accordo del 2008. Inoltre – prosegue – molti titolari di concessioni e autorizzazioni chiedono rateizzo a noi e a Equitalia e quindi quei soldi poi mancano in cassa.