alberto grossi
alberto grossi

Massa, 4 gennaio 2016 - "La marmettola non è una pistola ma uccide acqua e ambiente. E’ peggio del colesterolo nelle vene: una volta entrata nelle vie d’acqua si accumula e non si toglie più, compromettendo qualità e quantità delle sorgenti fino a rischiarne il disseccamento». E’ parte dell’amaro commento di Alberto Grossi, nominato da poco Ambientalista dell’anno, che analizza a fondo il gesto di protesta messo a segno nel pomeriggio di sabato da alcuni ambientalisti che si sono immersi nel Frigido imbiancato dalla polvere di marmo.

"Nel fiume scorreva marmettola, il fango di segagione del marmo, un impiastro di carbonato di calcio, idrocarburi, grassi, metalli pesanti di vario genere – prosegue Gorssi –. Cavare marmo è ormai sinonimo di grave inquinamento delle acque: c’è una documentazione voluminosa e una letteratura altrettanto significativa a dimostrarlo. La marmettola è un danno che non lede solo l’acqua e l’ambiente, ferisce anche la collettività".

Grossi evidenzia il legame  fra cave e marmettola e lancia un appello a tutta la comunità apuana: "A rammaricarsi di un simile stato di inefficienza istituzionale, dato che le acque sono tutelate da norme e regolamenti, dovrebbe essere l’intera comunità, il soggetto che subisce. I fiumi bianchi rappresentano la parte esteriore di un evento che avviene specularmente nelle cavità della montagna dove si raccolgono le acque piovane che, prima di essere ingoiate nel sottosuolo, trascinano tutto ciò che trovano nel loro percorso superficiale. Bianchi i fiumi, bianche gli acquiferi sotterranei, non c’è pezza. La fonte del Cartaro, che disseta la nostra città, ne dà una testimonianza preoccupante: deve essere purificata dalla fanghiglia, circa 400 tonnellate l’anno, per poterla immettere nell’acquedotto. Il dato è riferito dall’Associazione speleologica italiana, che ha studiato il bacino di alimentazione della sorgente rilevando che oltre 1.000 tonnellate dei fanghi di cava rimangono ogni anno imprigionate negli acquiferi".

Un quadro che dovrebbe scatenare un dibattito accesoi ma che è stato troppo spesso sottovalutato, secondo Grossi: "La questione è sociale, politica, economica. I costi di depurazione, quelli nella bolletta di Gaia, sono un’evidenza e gravano sugli utenti; ma anche le multe salatissime che l’Ue è pronta a comminare agli Stati inadempienti alle direttive, sullo stato di salute dei corpi idrici, alla fine le pagano i contribuenti, anche se è la Regione Toscana a risponderne. Per Frigido e Carrione ha disposto di monitorarli con cadenza annuale anziché triennale per l’elevata vulnerabilità connessa alle cave. I nostri fiumi sono definiti corsi ad elevato valore strategico: sono quelli che potrebbero far scattare la sanzione. Questo è quanto scrive la Direzione ambiente della Toscana, per cui non c’è da dubitare». Ecco allora tutto il senso della manifestazione degli ambientalisti che hanno così espresso «la critica forte verso la politica locale e regionale in modo originale. Evidentemente – dice ancora –– avranno avuto validi motivi per buttarsi nelle acque gelate di un fiume per estremizzare un’azione di sprone per una politica distante dai problemi o per destare un’opinione pubblica assuefatta agli scandali o per incoraggiare la magistratura