PONTREMOLI Cinque siluri lanciati da un sottomarino tedesco squarciarono in mezzo all’Atlantico la fiancata del bastimento carico di emigrati italiani e di altre nazionalità diretto in Canada. Erano le 7 del mattino del 2 luglio 1940 e l’ "Arandora Star" si inabissò dopo un’ interminabile agonia portando con sè 700 corpi. L’Italia, 23 giorni prima, aveva dichiarato guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. E in mezzo a quei 2mila disperati, colpevoli solo di avere una nazionalità divenuta nemica, strappati alle loro occupazioni per essere deportati, c’erano almeno una cinquantina di Lunigianesi. Molti di Pontremoli, soprattutto di...

PONTREMOLI

Cinque siluri lanciati da un sottomarino tedesco squarciarono in mezzo all’Atlantico la fiancata del bastimento carico di emigrati italiani e di altre nazionalità diretto in Canada. Erano le 7 del mattino del 2 luglio 1940 e l’ "Arandora Star" si inabissò dopo un’ interminabile agonia portando con sè 700 corpi. L’Italia, 23 giorni prima, aveva dichiarato guerra alla Francia e alla Gran Bretagna. E in mezzo a quei 2mila disperati, colpevoli solo di avere una nazionalità divenuta nemica, strappati alle loro occupazioni per essere deportati, c’erano almeno una cinquantina di Lunigianesi. Molti di Pontremoli, soprattutto di Grondola, Bratto e Braia, paesi abbarbicati all’appennino che avevano lasciato per cercare fortuna oltre la Manica. Una storia tragica, che non si può dimenticare perché è entrata indelebilmente nella memoria delle famiglie che persero i loro cari. "Un vero disastro provocato forse da un equivoco - spiegano i discendenti di coloro che perirono nell’affondamento - . La nave era inglese e il comandante del sottomarino tedesco sicuramente non sapeva che a bordo c’erano anche dei deportati suoi connazionali per questo fu dato l’ordine di silurare il bastimento". Su 700 morti, 426 erano italiani, molti della Lunigiana, 17 pontremolesi. Tutta gente che lavorava nel settore della ristorazione. Dichiarata la guerra la polizia inglese cominciò ad arrestare i lunigianesi, una maxi retata che durò diverse settimane. Qualche mese prima una nave aveva riportato in Italia coloro che volevano rientrare. Molti arrestati finirono nell’isola di Man in campi di concentramento. Altri furono imbarcati sull’"Arandora Star". L’affondamento è stato ricordato per anni dai superstiti con accenti drammatici. Ci furono coloro che affogarono subito e molti che rimasero per ore in acqua per poi soccombere. Nella chiesa di San Pietro a Londra c’è un bassorilievo che ricorda l’affondamento. Tra coloro che scamparono alla sorte ci fu anche Serafino Pini, figura di primo piano tra l’emigrazione lunigianese a Londra. Ebbe la fortuna di riuscire a rimanere attaccato ad un relitto galleggiante. Scomparve alla fine degli anni Ottanta dopo aver ricoperto cariche e ruoli importanti nella comunità tricolore. Fu presidende dell’ospedale italiano e agente consolare nella City. Nonostante il tempo trascorso Pini non poteva cancellare dalla memoria quel terribile naufragio nell’oceano. Per tutti coloro che sono legati all’emigrazione londinese questo affondamento è un evento incancellabile che è stato ricordato con una lapide commemorativa collocata nella piazzetta della Pace nel 2010. La comunità di Bratto ci aveva già pensato nel 1975: sulla chiesa parrocchiale sono stati elencati Pietro Cattini, Anselmo Beschizza, Pietro Orsi e Raffaele Beschizza; tuttavia sono molti coloro che sono mancati senza lasciare un nome da ricordare. Sono numerosi anche i pontremolesi, da Pietro Iardella a Luigi Tozzi al violinista Feraboli che insegnava musica ai bambini italiani nella sede del consolato di Londra e che sul bastimento prima della catastrofe cercava di sostenere il morale dei compagni di sventura suonando "Va’ pensiero". Come in un film. Come in una tragedia.

Natalino Benacci