Andrea Ho
Andrea Ho

Filattiera (Massa Carrara), 1 febbraio 2019 - L’incontro con Andrea Ho è stato casuale: nell’incontro per il 76° anniversario della battaglia di Nikolajewka tenutosi domenica scorsa a Filattiera, al cronista non era sfuggito, fra le tante penne nere presenti, una che presentava caratteri somatici decisamente orientali. Eppure aveva il cappello piumato in testa e reggeva il gagliardetto del proprio gruppo di appartenenza. Parliamo di due peculiarità riservate esclusivamente a chi il servizio militare effettivamente l‘ha svolto nelle truppe alpine. E così la molla della curiosità spinge il cronista a dialogare con Andrea Ho. Che si rivela una persona gioviale e disponibile ma soprattutto spiega di essere cinese d’origine (è nato nel 1963), ma di essere un cittadino italiano a tutti gli effetti. Ecco la sua storia.

"Il primo a giungere in Italia fu mio nonno paterno – racconta Andrea in un italiano impeccabile con marcato accento del Nord Italia – Parlo del periodo della Grande Guerra: tutti i giovani italiani erano al fronte in prima linea, serviva mano d’opera nelle retrovie, nel Paese. Il mio congiunto era stato ingaggiato come operaio a bordo di una nave per scaricare materiale bellico destinato ai reparti in combattimento. Terminato il conflitto mio nonno aveva scelto di rimanere in Italia trasferendosi a Firenze, dove commerciava cravatte e pelletterie. Adesso è sepolto nel cimitero monumentale. Un mestiere che per un certo tempo portò avanti anche mio padre, ma poi il richiamo della terra d’origine (anche lui era nato in Cina), si faceva sempre più forte. Alla fine decise di lasciare l’Italia per l’Impero Celeste. Non gli fu però possibile a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Al termine di quest’ultima, sembrava finalmente giunta l’ora di rientrare in patria quand’ecco che inizia la “Lunga Marcia” di Mao Tze Tong. E’ l’inizio della guerra civile in Cina contro Chiang Kai -Shek presidente del governo nazionalista.

I propositi di mio padre di partire s’infrangono contro la dura realtà. Mia madre arriva in Italia nel 1962 come profuga da Hong Kong. Al compimento del 18° anno d’età, dal Comune di Torino dove risiedevo, mi contattano chiedendomi se volessi divenire cittadino italiano oppure restare cinese: ho optato per la nazionalità del Belpaese dove ho fatto le scuole, dalle elementari fino alle superiori divenendo perito elettronico. Cittadino italiano a tutti gli effetti, giunge anche per me la cartolina di precetto per il servizio militare e mi ritrovo alpino del 3° Battaglione “Susa” a Pinerolo nelle cui file ho partecipato a manovre Nato in Germania ed in Norvegia. Ho famiglia e sono titolare a Brugherio, in provincia di Monza, di un ristorante “a buffet”, self-service. Cosa mi hanno insegnato negli alpini? Che tu devi dare, ma non ricevere perché gli alpini sono nati per aiutare gli altri, al servizio del prossimo. Un principio in cui assolutamente mi riconosco».