I Tears for Fears a Lucca (foto Alcide)
I Tears for Fears a Lucca (foto Alcide)

Lucca, 11 luglio 2019 - Non c'è band degli anni Ottanta che non abbia un inno, ma pochi sono rimasti senza tempo. Ed è per questo che alla fine del concerto (solo un'ora e mezzo, peccato, ma almeno è un'ora e mezzo di musica senza sermoni riprendifiato e videoproiezioni riempitive) tutta piazza Napoleone grida come ordina la canzone: "Shout", uno dei pezzi pop più iconici di un decennio musicale troppo spesso archiviato come plastificato e vacuo. C'erano invece gioia di vivere e coscienza che il futuro era il presente e in quegli anni sono nati pezzi, gruppi e melodie destinati a rimanere.

Ecco perché ascoltare i Tears for Fears Lucca per il Lucca Summer Festival è stata una serata ben spesa. La voce di Curt Smith, che al basso è ancora maestro, regge bene al passare del tempo. Roland Orzabal è tutt'uno con la sua chitarra e canta a voce piena fregandosene della pulizia digitale degli album in studio. Meglio l'imperfezione dettata dal cuore che i trucchetti dei cori che coprono l'estensione dei tempi che furono. E il pubblico canta, balla, soprattutto ricorda e ascolta un sound ancora fresco e attuale, soprattutto bello. Se vi pare poco.

La scaletta è serrata: la band sale sul palco introdotta dalla versione dark di Everybody wants to rule the world (quella di Lorde, 2014). Una delle tante cover dei brani dei T4F, tra le più celebri la Mad World reincisa da Gary Jules per la colonna sonora del cult movie Donnie Darko. Poi torna la versione originale cantata da Smith e Orzabal ed è subito chiaro che si comincia con un viaggio nel tempo seguito da un'altra hit come Sowing the seeds of love.

Mentre Orzabal ci prova con l'italiano e saluta il pubblico di Lucca, si passa a pezzi che tutti conoscono, anche chi non è mai stato un fan del gruppo britannico. Pale shelter, di una bellezza inattaccabile dagli anni, Advice for the young at heart, che dimostra come il pop possa essere prezioso, una pietra miliare come Woman in chains con la bravissima Carina Round che deve misurarsi con una leggenda come Oleta Adams, che interpretava la voce femminile nella versione originale.

Con Change il pubblico raccoglie l'invito di Smith ad alzarsi in piedi e si balla anche un po' poi con Mad World si passa a una fase più intima con le dolci e malinconiche Memories fade e Suffer the children oltre all'unica cover della serata, l'ormai immancabile Creep dei Radiohead cantata da Orzabal,

Si chiude con Head over heels e Broken prima del bis reclamato a gran voce: poteva esserci un concerto senza Shout? E qui cantano tutti. Quando i Tears for fears annunciarono il lororitorno in Italia dopo molto tempo, a Milano, i biglietti furono bruciati in pochi giorni. Adesso, dopo Roma e Lucca, speriamo che Roland&Curt non ci facciano aspettare troppo per farci gridare ancora tutte le nostre lacrime di paura.