Carabinieri

Lucca, 8 giugno 2018 - Ridotta sul lastrico nel giro di pochi mesi da quella che pensava essere un’amica. Ma che, invece, si è rivelata una truffatrice. E’ l’incubo vissuto almeno dal 2016 fino a marzo 2017 da un’insegnante 62enne di Lucca di una scuola elementare. Caduta, in quella che, secondo le indagini, non era altro che una trappola creata ad hoc per spolparla in un momento di debolezza psicologica. A tesserne le fila, usando la donna come un vero e proprio bancomat, secondo le indagini coordinate dal pm Salvatore Giannino e affidate alla sezione polizia giudiziaria dei carabinieri, sarebbe stata la madre di una sua alunna.

La stessa che è riuscita a farsi consegnare, nel corso dei mesi, almeno 30mila euro. Per questo la donna, una 41enne residente a Lucca è stata iscritta nel registro degli indagati dalla Procura che, ora, si appresta a chiederne il rinvio a giudizio. Con un’accusa pesantissima: circonvenzione d’incapace. La 41enne infatti, secondo l’accusa, si sarebbe conquistata la fiducia dell’insegnante mentre questa si trovava in un periodo d’aspettativa dal lavoro, richiesto dopo la diagnosi di una forte depressione. Ma quel rapporto di confidenza, nato prima a scuola, sarebbe stato usato dalla mamma della sua alunna, come un passepartout per arrivare al suo conto in banca. 

Dall'amicizia, in breve, infatti si era arrivati a vere e proprie richieste di denaro che la donna faceva regolarmente all’insegnante. Con le scuse più disparate. Inizialmente, secondo quanto ricostruito dalle indagini, chiedendo solo poche centinaia di euro. Prima per la rata della macchina, poi per la spesa. Finché la finta amica non ha raccontato alla maestra che i soldi le sarebbero serviti per cambiare vita, rilevando l’impresa di pulizie dove lavorava, per proseguire un appalto a Camp Darby e in alcuni residence di Tirrenia.

L’insegnante le credeva e pagava. Fino ad accreditare alla 41enne, dopo l’ultima menzogna, due bonifici da 6mila e 3mila euro. Movimenti di denaro frequenti e crescenti che sono stati tenuti d’occhio e passati a setaccio dai carabinieri. La doccia fredda per la maestra, ormai quasi in rosso, è arrivata poco dopo marzo 2017 quando ha bussato alla porta dell’«amica» per chiedere indietro i soldi. A quel punto la 41enne e il marito di origine marocchine le avrebbero dato il ben servito. La loro risposta: «Nelle condizioni in cui ti trovi non ti crederà nessuno. Se continui così ti denunciamo». L’inferno di quei giorni non ha fatto altro che peggiorare le condizioni di salute della donna che nel frattempo si era trasferita a Pisa per divincolarsi dalla morsa e tentare di ricostruirsi una vita.

Poche settimane dopo l’ultimo incontro con la coppia però è arrivata la scelta di chiedere aiuto ai carabinieri. E denunciare la 41enne e suo marito per truffa. Capo di imputazione che la procura ha trasformato in circonvenzione d’incapace visto lo stato di infermità psichica della maestra.