Altopascio (Lucca), 12 maggio 2019 - Zaino in spalla, scarpe comode, poco dopo le 9 di fronte il Municipio di Altopascio, uno dei siti strategici sulla via Francigena, il nuovo Vescovo di Lucca, Paolo Giulietti è stato raggiunto dal gruppo che lo ha seguito da Perugia e da quello giunto in mattinata da Firenze.

Il nuovo vescovo in cammino (a destra, con il bastone)

L’abbraccio con il sindaco, Sara D’Ambrosio, una preghiera con i pellegrini disposti in cerchio in piazza della Magione, nei luoghi simbolo dei Cavalieri del Tau, qualche foto: Giulietti è stato disponibile con tutti. Poi la partenza, favorita anche dal sole e dopo pochi metri l’ingresso ufficiale nella diocesi di Lucca.

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Sì, perché a Altopascio le frazioni di Spianate e di Marginone, oltre al capoluogo, appartengono alla diocesi di Pescia. Badia Pozzeveri a quella lucchese. In prossimità del passaggio a livello, l'arcivescovo ha varcato il…confine. Un saluto e una preghiera con il vicario Michelangelo Giannotti e con il parroco di Badia don Simone Caniglia. Poi verso l’antico tracciato della Francigena, passando accanto all’abbazia di Badia. E via ancora, con tanti fedeli ad accompagnarlo, verso Capannori e quindi verso la chiesa di Santa Gemma, dove si è rivolto ai giovani: "Non smettete mai di essere in cammino, non fermatevi qui", le sue parole. 

"A Lucca la parola 'perugino' significa concime. Ecco, io vorrò essere il concime che permette alla pianta di fare frutti", ha poi detto monsignor Giulietti nell'omelia della celebrazione del suo insediamento. Giulietti proviene dalla diocesi di Perugia Città della Pieve dove ricopriva l'incarico di vescovo ausiliario del cardinale Bassetti. Giocando sulla terminologia di derivazione agricola, Giulietti ha ricordato che la pianta vale più del concime e che la missione di questo è far sì che la pianta antica della Chiesa di Lucca produca frutto copioso per il bene e la salvezza del mondo grazie al suo contributo di "perugino", ossia di concime. Concime destinato a dissolversi e sparire.

Concime per il quale la felicità è rappresentata dal frutto della pianta. Nella stringata omelia (durata una decina di minuti) Giulietti ha fatto riferimento a "tre C" quali fondamenta della vita del cristiano: conversione, ossia esser disposto a superare il cristianesimo stanco e minimalista; collegialità, cercando la collaborazione oltre individualismo e campanilismi; corresponsabilità lasciandosi chiamare ad essere protagonisti. Secondo Giulietti i giovani e i poveri sono gli "agenti" che aiuteranno i cristiani nella conversione.

A fine messa rivolto ai giornalisti Giulietti ha detto dall'altare: "Non scrivere dopo del perugino. Che i giornalisti prendono sempre la scorciatoia". Poi il saluto in particolare ai perugini presenti e la chiusura delle celebrazioni fra cori dal registro gioioso.

Ma.Ste.