Maria Chiara Decanini, tornata in negozio, racconta il suo calvario con il virus
Maria Chiara Decanini, tornata in negozio, racconta il suo calvario con il virus

Lucca, 11 settembre 2021 -  Non è un ritorno qualunque quello di Maria Chiara Decanini, titolare dello storico negozio “Fiorista Anna” in viale Puccini 1707 a Sant’Anna. E’ una vittoria contro il Covid, una vita che ritorna dopo l’incubo più buio. Cinque mesi in cui ha lottato prima contro il virus e i suoi effetti. In tutto 65 giorni di ospedale di cui 25 giorni in terapia intensiva.
 

“Sono stata intubata e sedata per tre settimane – racconta Maria Chiara – , e per un’altra settimana a seguire sono stata svegliata gradualmente, con incubi e visioni che non auguro a nessuno. Spero di togliermi dagli occhi quel soffitto del San Luca, non ho visto altro per giorni, con quei disegni che mi parevano mostri, cani rabbiosi. Era un’attesa verso il risveglio carica di angosce. Sentivo voci, coglievo intorno solo sguardi disperati. Sei sveglia e non lo sei, in balia della morfina per un ritorno graduale alla realtà che però è affollato da incubi, senza mai sapere se è giorno o è notte”.
Maria Chiara non ha avuto sintomi particolari quel 3 aprile. Ma di botto si è sentita il Covid addosso, sfiancata da una stanchezza invincibile. “Chiusi il negozio e andai diretta a casa. Dormii un giorno e mezzo di fila. Il tampone confermò i miei sospetti. Le mie condizioni peggiorarono velocemente, fui ricoverata due giorni dopo, dal pronto soccorso praticamente passai subito in intensiva, intubata e completamente sedata per tre settimane. In 65 giorni ho girato otto reparti, tra cui le cliniche Barbantini dove ho fatto fisioterapia – li ringrazio di cuore, in particolare il professor Maiullari, la caposala e gli infermieri – perché non riuscivo più nemmeno a camminare. Non era neanche finita lì. Mi rimandarono all’ospedale perché affogavo, non mi arrivava il respiro. Mi fecero una tac d’urgenza, trovarono che avevo la trachea rotta. Così fui sottoposta a un delicato intervento chirurgico al Cisanello, e anche in questo caso ringrazio tutti, dal primario Lucchi, i dottori Ambrogi, Ribechini e Picchi e tutto lo staff: mi hanno salvato la vita. Ci sono voluti cinque mesi per riprendermi, per 65 giorni di ricovero sono stata sola, senza mai vedere nessuno nemmeno i miei figli. Ho temuto di morire sì, più di una volta”. Proprio a questo punto del racconto, Maria Chiara dice una cosa che non ti aspetteresti mai. “E’ stata un’esperienza bella”.
 

Poi spiega: “Sì perché pensi tanto, e dai valore alla vita, agli affetti. Cose che poi ti restano addosso”. Emozioni forti che hanno bisogno di trovare un canale di sfogo. “Appena riaperto il negozio mi sono venuti a trovare l’infermiera che più mi è stata vicino al San Luca, un angelo, e anche il mio vicino di letto in terapia intensiva. E’ stato bello quanto pesante. Ho pianto per tutto il giorno”. E quanti clienti sono passati in queste ore a farle festa, a salutare il suo felice ritorno, tra i fiori, tra le sue bellissime composizioni, pronte a incorniciare la festa, o semplicemente e meravigliosamente, in questo caso, una vita che riprende. Proprio in quel negozio che è casa, uno scrigno di affetti. “Lo aprirono mamma Anna e papà Angelo nel 1963, quando erano fidanzati. Anche loro che purtroppo non ci sono più oggi mi danno la forza di ricominciare”. Tutti, come Maria Chiara, attendiamo l’uscita dal tunnel: ieri 23 nuovi contagi in provincia, la metà del giorno precedente.
 

Laura Sartini