Un gruppo di immigrati
Un gruppo di immigrati

Lucca, 27 luglio 2015 Un milione l’anno è la spesa che il Comune si accolla per gli interventi a sostegno degli immigrati. Esattamente 970.222 euro vengono destinati all’assistenza a chi approda nella nostra città dai Paesi extracomunitari, mentre un capitolo a parte è quello dei rifugiati che invece sono accolti attraverso il coordinamento delle Prefetture, e che vedono come centro di prima accoglienza 48-72 ore la Croce Rossa di via delle Tagliate. Che, a sua volta, riceve 30 euro a ospite. Dunque quasi un milione di euro di spesa sociale da riservare soltanto al capitolo immigrazione, secondo quanto è stato il rendiconto 2014. Al Comune avevamo chiesto di sapere anche la specifica dei contributi che il Comune stesso destina alle cooperative che si occupano di immigrazione: non ci è stato trasmesso. Il Comune ci invia però altre cifre non richieste ma che aiutano, ci viene sottolineato, a interpretare meglio il quadro degli aiuti nel campo del sociale. 
 
Nel 2014 l’impegno di spesa per i servizi sociali è stato di ben 15.549.592 euro. Ci viene fornita anche la differenza: sottratti i 970.222 euro per gli immigrati, restano esattamente 14.579.370 euro. Più di 80mila euro ogni mese è uno dei rivoli che porta diretto al problema più dibattuto: l’immigrazione, l’ondata di famiglie extracomunitarie che senza un lavoro e senza un rifugio, (e senza mai essere stati contribuenti) dai noi trovano pasti, case, assistenza sanitaria, vestiti. Tutto ciò che le famiglie italiane, quando ce la fanno, conquistano ogni giorno con immensi sacrifici. Paola Palmerini affida a noi il suo amaro, toccante sfogo per molti aspetti simbolico, di lucchese che ha studiato, lavorato e anche, a sue spese, rischiato per cercare di far star meglio se stessa e la sua famiglia. «La vita ci mette a dura prova», è la premessa. «Avevo un posto fisso, lo lasciai per diventare imprenditrice – dice -. Avevo sottovalutato i problemi, non sapevo che si stava andando nel peggior periodo economico/finanziario della storia contemporanea. Aprii una boutique di abbigliamento e calzature, registrai due miei brand. Poi il triste epilogo… Non si può fare un centesimo di nero, che consente la sopravvivenza, e quindi tra lo Stato usuraio e i costi fissi, gli introiti volano via». 
 
Inizia così l’odissea in un mondo del lavoro che è una chimera per i giovani, ancor di più per i meno giovani. «Dal 2012 ad oggi, ho lottato con le unghie e coi denti! Avevo una casa splendida, splendidi arredi. Ho svenduto tutto, anche i miei oggetti più cari. Sono passata a vivere in stanze in case in condivisione. Ora mi sento come chi si muove nel fango, toccando il peggio dell’umanità. Solo dipingere e scrivere poesie mi libera l’anima». Nelle ultime settimane il precipizio. «Ho sforato il contratto d’affitto per un mese. Non è facile trovare soluzioni quando non si ha un centesimo. Mi sono affidata ad amicizie dei centri di ascolto, delle vicine parrocchie, persone perbene che cercano di dare una mano. Il Comune, con l’assistente sociale, è latitante, mi ha offerto un dormitorio pubblico, come alternativa al ponte di Monte S.Quirico, giusto come a un clochard. Se avevo un colore diverso della pelle e, senza la cittadinanza italiana, avrei ottenuto qualcosa in più». 
Laura Sartini