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Caos nel Pd, Garzella si candida: "Le elezioni saranno le vere primarie"

Il presidente del Consiglio Comunale annuncia battaglia a Tambellini contro l'"inciucio"

Ultimo aggiornamento il 16 dicembre 2016 alle 19:31
Matteo Garzella durante l'incontro (Vincenti)

Lucca, 16 dicembre 2016 - Tutto finito? Per niente. L'annuncio del sindaco uscente Alessandro Tambellini di essere disponibile a ricandidarsi per il Pd alle prossime comunali non ha diradato le nuvole nel principale partito cittadino. Anzi. Ha generato un nuovo candidato, e stavolta direttamente alle comunali, non più alle primarie. A rompere gli indugi è colui che da tempo è convinto di un accordo tra il sindaco uscente e i renziani. Matteo Garzella annuncia l'intenzione di correre alle elezioni. Dunque in competizione con quello che sarà il candidato ufficiale del Pd. Per il presidente del Consiglio l'inciucio è ormai evidente nella lettera stessa spedita da Tambellini. E serve dare una scossa.

«Una lettera – spiega – che anticipa quello che io ho cominciato a raccontare da mesi ovvero che c'è stato un accordo di potere dall'alto e che non a caso si manifesta nel plauso per la ricandidatura che oggi afferma il senatore Marcucci, richiedendo delle primarie che proprio per quel plauso sarebbero chiaramente finte. La cosa poi inquietante della lettera di ricandidatura piena di miele per il Pd è l'allergia per la democrazia che il sindaco uscente manifesta».

«Ancora più grave – aggiunge – il fatto che il sindaco manifesti nella sua lettera allergia alla democrazia delle elezioni visto che dai toni si capisce come per lui il risultato del voto sarebbe quasi scontato a suo favore. Non a caso nella prima versione non smentita della lettera, chiariva il sindaco come le primarie sarebbero state secondo lui un mezzo per riposizionare qualcuno che poi avrebbe trattato per posizioni di governo».

La conclusione? Rompere l'equilibrio. «La scelta – conclude – è che con grande felicità del sindaco gli do appuntamento a maggio-giugno al primo turno delle elezioni che diventano le vere primarie, le primarie della città dove io mi candido a cambiarla e migliorarla e il sindaco a lasciarla come è. Quel giorno vedremo se le elezioni sono una formalità già scritta e le primarie sarebbero state solo un fastidio o un rito formale, come pensa il sindaco uscente e chi ci ha fatto un accordo che ha tradito i valori del Pd e del centrosinistra. Se esco dal Pd? Assolutamente no, mi sento più io nel Pd di chi tradisce lo strumento delle primarie, quanto alla presidenza del Consiglio, sono stato votato all'unanimità: rappresento tutti».

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