Lucca, 14 aprile 2018 - La testa era in Campania, le braccia – una manovalanza esperta e cinica – su e giù per l’Italia. Una catena di montaggio criminosa ben oliata in grado di saccheggiare decine di ospedali, da Avellino a Ferrara, passando (soprattutto) per la Toscana, per arraffare macchinari, in particolare sonde ecografiche. I ‘topi’ d’ospedale portavano poi la refurtiva a Casoria, nel Napoletano, dove la ditta «Kutec srl» rigenerava e rivendeva le apparecchiature.

Il primo della lunghissima serie di furti fu messo a segno il 30 novembre del 2011 all’ospedale del Campo di Marte dove i fratelli Luciano e Diego Massaro di 50 e 55 anni (già condannati, il primo in abbreviato a quattro anni di carcere, il secondo, con patteggiamento, a venti mesi) trafugarono una sonda Toshiba. Ora il tribunale collegiale di Lucca – composto dai giudici Boragine, Marini e Genovese – ha condannato per associazione a delinquere finalizzata al compimento di furti di apparecchi elettromedicali in ambito ospedaliero la coppia di titolari della ditta campana: otto anni di reclusione e 3.200 euro di multa all’ingegner Pietro Paolo Calvino e quattro anni e mezzo più una sanzione di 1.250 euro alla moglie Domenica Iaccio.

Nel 2012 il gip Erminia Bagnoli aveva descritto, nella carte dell’inchiesta, la gang napoletana come una «struttura criminale stabile e organizzata». I ladri adottavano tecniche ben collaudate. Qualche giorno prima del raid effettuavano un sopralluogo nell’ospedale. Dopodiché entravano in azione spacciandosi per addetti alla manutenzione, s’intrufolavano quindi nei laboratori e, quando soli, rubavano i componenti. Non materiale da poco, ma pezzi il cui valore poteva spaziare dai 5mila ai 30mila euro, tanto che, a conti fatti, il ‘giro d’affari’ finale dei colpi – tutti effettuati tra l’autunno del 2011 e la primavera dell’anno successivo – era arrivato ad aggirarsi intorno ai due milioni.

In Toscana la banda, oltre che a Lucca, aveva colpito anche all’ospedale fiorentino di Careggi (dove per la prima volta fu filmata dalle telecamere a circuito chiuso), a Montevarchi e a Prato. Ma il raggio d’azione era vastissimo, identici furti si segnalarono anche in altre città. Tra queste Napoli, Bari, Fano, Forlì, Ferrara, Rimini, Novara e Pavia. Innumerevoli nel corso dei mesi i disagi per le strutture e soprattutto per i pazienti che avevano prenotato da tempo le visite specialistiche. Il materiale rubato veniva poi solitamente rivenduto su internet in modo regolare dalla Kutec – sia ad ospedali che a studi medici – e spedito via posta con imballaggio originale dell’azienda. Il mercato non si fermava ai confini nazionali. Molti macchinari venivano infatti acquistati da cliniche con sede in Olanda, Gran Bretagna e perfino Cina.