Lucca, 10 settembre 2018 - «Non venivo a Lucca dal 1977. L’ho trovata veramente una gran bella città». Si è concesso un amarcord personale Carlo Cottarelli, aprendo in anticipo sulla tabella di marcia, i lavori del Festival Economia e spiritualità che prosegue oggi, sabato e domenica in San Romano. Cottarelli ha spiegato che il suo arrivo a Lucca fu dettatto da ragioni sportive. «Ero studente in economia a Siena - ha raccontato - e partecipavo alle mezze maratone. Una gara si svolgeva a Lucca e per quella venni qui». In linea col tema del convegno, Cottarelli ha elencato i limiti della situazione contemporanea, riassunti nel libro ‘I sette peccati dell’economia italiana’.

Il Festival, che si è aperto con la partecipazione di oltre 300 persone, ha subito visto un confronto a tutto campo tra Cottarelli, ex commissario per la spending review e oggi direttore dell’Osservatorio della finanza pubblica dell’Università Cattolica, Vincenzo Scotti, ministro democristiano di lungo corso e presidente della Link Campus University, e Niccolò Branca, presidente e ad del Gruppo Branca. Pragmatico e rigoroso Cottarelli.

«Si può ricominciare a crescere in Italia - ha detto - facendo alcune cose, affrontando intanto i peccati capitali dell’economia: evasione fiscale, corruzione, eccessi di burocrazia, lentezza della giustizia civile, crollo demografico, divario tra nord e resto del paese, difficoltà a convivere con l’euro». Duro il giudizio sui costi della burocrazia. «L’eccesso di burocrazia - ha detto - ha un costo per le piccole e medie imprese italiane di 30 miliardi di euro, il 2% del Pil». Colpi di fioretto da Vincenzo Scotti che con garbo e determinazione ha marcato la distanza da Cottarelli. «Il peccato capitale dell’Italia è il rifiuto e la paura di cambiamento. L’Italia può ripartire dall’innovazione: dalla ricerca, dalla formazione dall’ambiente favorevole in cui ricerca e formazione si sviluppano».

Scotti ha espresso un giudizio durissimo «sul taglio lineare della spesa» e da europeista convinto «sull’idea che si governi l’Europa affidandosi a meccanismi di calcolo automatici».