Chiara Cremoni, pilota di mongolfiere
Chiara Cremoni, pilota di mongolfiere

Lucca, 20 marzo 2018 - E' la prima donna in Toscana, una delle poche in Italia, che ha conseguito il brevetto di pilota di mongolfiere. Chiara Cremoni, residente a Marlia, nella Piana lucchese, dipendente del Comune di Capannori, dove si occupa di marketing, progettazione europea e turismo, ha ottenuto il prestigioso traguardo alla scuola Charbonnier di Aosta con il mitico istruttore Igor Charbonnier, al top nel ranking italiano.

Certo, non sarà un tabù infranto come Amelia Earhart, la pioniera assoluta dell’aviazione statunitense, ma è sempre un bel record. Un primato che Chiara si gode con serenità e che è il traguardo meritato di una passione alimentata negli anni.

Come è nata questa passione?

«E’ il classico sogno nel cassetto che si avvera – commenta Chiara, che collabora tutti gli anni per l’allestimento della festa dell’aria – con una passione che è nata quando ero bambina e che poi è cresciuta frequentando l’ambiente del volo. Dal 2007 Capannori ha il pallone aerostatico che promuove e fa volare alto, è proprio il caso di affermarlo, la solidarietà. Da qui il nome del progetto. Come passeggera ho avuto esperienze con gli ultraleggeri. Il volo mi piace in generale, con l’invenzione dei fratelli Montgolfier in particolare».

Quanto è stato difficile il corso?

«Abbastanza sotto il profilo tecnico e con sedici gradi sotto lo zero dal punto di vista fisico, ma sono difficoltà che si superano, bastava osservare giù il paesaggio o ammirare il Monte Bianco per provare sensazioni fantastiche». A quali altezze viaggiate? «Da 500 a 3000 metri in genere».

Quali sono le difficoltà maggiori in quella che è una disciplina sportiva a tutti gli effetti?

«Intanto si parte soltanto se le condizioni lo consentono, c’è un piano dettagliato che va preparato e seguito e che tiene conto di molti parametri, come ad esempio la direzione dei venti, il meteo. Si comincia di solito il mattino presto o nel pomeriggio».

Il fatto di essere la prima donna pilota a livello regionale la fa sentire ancora più orgogliosa oppure è fiera di aver conseguito questo titolo a prescindere?

«Non ne farei una questione di genere, semmai mi farebbe piacere sapere di avere aperto una strada, ma non solo nel diventare abile a guidare una simile apparecchiatura, quanto nel far capire alle ragazze che è fondamentale coltivare e inseguire i propri sogni».

I prossimi obiettivi?

«Aprire una attività fondata sul volo, poter acquisire una mongolfiera mia, magari con il sostegno di alcuni sponsor: i costi partono da 30 mila euro a salire. Ci sono quelle a due posti ma possono arrivare anche oltre, fino a quella più grande che ha una capienza di venti persone».

Fin qui Chiara che vuole contribuire a valorizzare il pallone aerostatico, romantico strumento di evasione anche in letteratura, come nei libri di Jules Verne e Mark Twain, per esempio.