CHE debba essere risolta la questione dei nomadi nella nostra città, mi pare l’unico punto fermo da cui si debba partire. Sono decenni che se ne parla, ma nessuno finora è mai riuscito ad affrontare la vicenda con il giusto piglio e la cautela necessaria in situazioni così delicate. Credo che a ognuno di noi piacerebbe si arrivasse ad una accettabile integrazione con i nomadi, ma è molto comprensibile che la maggior parte dei lucchesi guardi con sospetto a ciò che avviene nei campi in cui vivono rom e sinti. Purtroppo le notizie di cronaca nera, spesso si incrociano con persone residenti in quelle aree. Certo, non bisogna fare di ogni erba un fascio: eppure i fatti che quasi ogni giorno vengono riferiti dalle forze dell’ordine, fotografano una realtà che è sotto gli occhi di tutti. Ha fatto bene il sindaco a chiedere che la città si impegni per trovare una soluzione, ma ha fatto bene soprattutto (in merito all’ipotesi di realizzare delle strutture per l’accoglienza al campo delle Tagliate) a dire che «non ci sono le condizioni tecniche, urbanistiche e finanziarie per proseguire con questo progetto». Ho utilizzato volutamente le sue parole, pronunciate a fine dicembre, perché nel corso del consiglio comunale di ieri sera le accuse sono finite col ricadere (e ti pareva!) sui giornalisti.

CHE, secondo l’assessore Vietina, attraverso una campagna di stampa avrebbero presentato in modo scorretto il piano per realizzare le casette in legno, inventandosi le cose. Ma è stato lo stesso Tambellini ad ammettere che il progetto c’era! Lo ribadisco, anche in questo caso abbiamo fatto solo il nostro mestiere. Cercando sempre di andare direttamente alle fonti: con tante difficoltà, visto che in pochi volevano rivelare dettagli. Invece una scelta importante come quella di realizzare strutture, con spese non indifferenti seppure coperte quasi per intero da un finanziamento regionale, doveva essere presentata da subito (e con chiarezza) direttamente dalla stessa amministrazione comunale. Con le tante famiglie lucchesi che non arrivano a fine mese, io penso comunque che questo non fosse il momento di fare certe operazioni. Credo, poi, che non sia onesto scaricare le colpe sugli altri. Voler imporre scelte che non sono condivise, questo sì che è razzismo. Certamente un razzismo alla rovescia, ma senz’altro pericoloso come quello vero.

remo.santini@lanazione.net