Lorenzo Coppini
Lorenzo Coppini

Firenze, 31maggio 2020 - "Mi nominano cavaliere del lavoro, mentre la musica dal vivo non ha ancora ripreso l'attività. Per questo, voglio che il riconoscimento che mi sarà dato appartenga idealmente a tutti quelli che lavorano nei concerti, nello spettacolo. Primi a fermarsi, per il lockdown e ultimi a ripartire".

Dalla sorpresa alla solidarietà. Lorenzo Coppini, 57 anni, fiorentino di Campo di Marte ha appreso la mattina di sabato 30 maggio che Mattatella gli assegnerà l'onorificenza di cavaliere del lavoro e, dopo attimi di incredulità, ha pensato al momento in cui tutto ciò avviene. Coppini è amministratore della B&C Speakers, leader al mondo nella componentistica per altoparlanti, 160 dipendenti di cui 120 negli stabilimenti di Bagno a Ripoli e 40 fra Reggio Emilia (dove è stata assorbita la 'concorrente' Eighteen Sound) e gli uffici negli Usa e in Brasile. In pochi anni il fatturato passato da 20 a circa 60 milioni con dipendenti quadruplicati. Dal 2007 la società è quotata in borsa. Coppini guida l'azienda assieme ai soci Simone Pratesi, responsabile finanziario e Alessando Pancani, responsabile tecnico.

Rolling Stones a Lucca

Riceve il cavalierato all'inizio della prima estate senza concerti negli stadi, nei prati, sulle spiagge. Quasi un contrappasso.

"Sì e il primo pensiero è andato a Mattarella, in questo momento più che mai faro del Paese. Se un signore come lui, apparentemente distantissimo dai concerti rock, ha pensato a me, è un gesto di sensibilità verso tutti coloro che lavorano nel settore. E lo ringrazio due volte, il Presidente".

La sua azienda è rimssta ferma durante il lockdown, ma negli ultimi anni ha segnato una cavalcata impetuosa.

"La svolta per noi è avvenuta nei primi anni Duemila, con l'avvento di Napster, degli mp3 che hanno innescato il 'ritorno al passato'  verrso i grandi concerti e dei festival di livello internazionale".

Con enormi impianti acustici.

"Sì. Fino a quel momento il grosso della nostra componentistica per la musica finiva nelle 'casse' usate nelle balere, nelle sagre, in eventi circoscritti. Poi all'improvviso c'è stato il doppio salto".

Perché doppio?

"Perché alle grandissime dimensioni degli impianti richieste per i grandi concerti si abbina una richiesta di qualità assoluta. All'altezza di rockstar".

A proposito, chi di loro si è rivolto a voi per dare o chiedere consigli?

"Nessuno. Siamo fondamentali, ma sempre dietro le quinte. Produciamo il 'cuore' degli impianti, che vengono poi assemblati e commercializzati con marchi prestigiosi: Yamaha, L-Acoustics-, D&B Audiotecnik, Bose. Siamo noti fra gli addetti ai lavori".

Tornarono i grandi concerti e voi eravate pronti. Come avete fatto?

"Indico due componenti. La prima, per importanza, è che abbiamo sempre tenuto alto il livello della ricerca, dell'innovazione, sempre al passo dello sviluppo delle tecnologie, grazie alla passione e alla competenza dei soci e di tutti i dipendenti, compresi gli amministrativi, i collaboratori dell'indotto con i quali condivido i meriti del riconoscimento che mi viene assegnato". 

E l'altra componente?

"Riguarda me, matto per la musica fin da ragazzino, ho trasfuso nell'impresa lo spirito rock, ho la fortuna di aver trasformato in lavoro la mia passione. Cosa che condivido praticamente con tutti quelli che operano con me. E quando, lavorando, ti diverti, tutto è più facile".

Il guaio è che la musica live adesso tace.

"Un colpo durissimo. I concerti vivono di assembramenti, di contatti, del mescolarsi di umori, lacrime, gioie. Ho assistito a concerti in streaming, durante la quarantena. L'impressione è che non piacciano nè a chi canta e suona, né ai fans".

Rassegnato all'estate senza musica?

"Hanno sospeso concerti, festival, tournée. Un danno enorme per centinaia di migliaia di persone alle quali lo Stato dovrà essere vicino. Mi auguro che nei limiti indicati dai decreti si continui a fare musica live all'aperto e al chiuso. Ad esempio, al teatro Comunale di Firenze, separando le poltrone, i concerti potrebbero tenersi comunque".

Crede anche lei che "andrà tutto bene"?

"Mio padre Roberto e mio zio Fernando Borrani, fratello di mia madre, a guerra finita raccoglievano sirene, megafoni, altoparlanti, trombe lasciati dalle truppe americane. Per ricostruire le membrane degli altoparlanti usarono la carta in cui erano avvolte le razioni di viveri distribuite alle popolazioni. Arrivò il referendum Repubblica-Monarchia del 1946 e i megafoni, gli altoparlanti andarono a ruba. Se la mia azienda nacque così, non posso non aver fiducia, oggi".

Segue ancora il rock?

"Da bimbo ero beatlesiano, poi passai ai Rolling, ho seguito in ogni passo il rock, l'hip hop, i rapper, ora mi tengo aggiornato sull'indie. Prevengo la domanda: a casa ho un impianto normale".

A ottobre andrà a ritirare le insegne di cavaliere al Quirinale.

"Dovrò conciliare lo spirito rock con l'ufficialità del caso. Ci sto pensando. Un segno rock, penso che lo avrò comunque insieme a me".

Piero Ceccatelli