Livorno, 20 giugno 2017 - Con quei suoi occhiali fumé sembra quasi un giocatore di poker. Uno di quelli che nascondono gli occhi per non tradire le emozioni. Walter De Raffaele da Livorno però, di emozioni ne vive tante e le esterna tutte. Quei "cinque" dati ai tifosi della sua Venezia in queste emozionanti partite di finale scudetto contro Trento sono il simbolo del suo essere vero. Ma il "cinque" più grande è arrivato in una calda serata di inizio estate, in un 20 giugno che il coach non scorderà. A Trento l'impresa è compiuta. L'Humana Reyer è campione d'Italia. Livorno, record storico, "conquista" in qualche modo lo scudetto anche nel basket.

Dopo il sesto titolo della Juventus, terzo del livornesissimo Massimiliano "Acciuga" Allegri, adesso arriva il tricolore veneziano. Mai, a memoria, Livorno aveva dato ai due primi sport nazionali gli allenatori dello scudetto nello stesso anno. Storie, emozioni e sensazioni che si intrecciano in questo tricolore cestistico. Che Livorno ha vissuto davanti alla tv.

La misura dell'affetto di Livorno per De Raffaele si misura, e non poteva essere diversamente, dai social. Subito dopo la sirena un diluvio di commenti, complimenti, messaggi su Facebook. Tifosi, amici e suoi ex giocatori. Sì, ex giocatori, perché De Raffaele da Livorno ha mosso i primi passi da giocatore prima e da allenatore poi (tra Don Bosco e Basket Livorno).

"Ti sei ripreso il tuo scudetto", è il messaggio che più ricorre. Il nodo gordiano della finale scudetto del 1989 tra Enichem Livorno e Philips Milano è ancora lì, e non se ne andrà mai via dalla mente dei tifosi labronici. Sì perché Walter era nel roster di quell'Enichem che perse per il canestro più contestato nella storia del gioco.

Quel canestro non dato e sempre rivendicato dai tifosi. Quel canestro che stavolta è entrato. E anche se non sul campo, De Raffaele si riprende tutto con gli interessi in questa gara-6, in questo 4-2 con cui si chiude la serie più "unpredictable", direbbero gli anglofoni, più imprevedibile a inizio anno. Venezia-Trento, la finale scudetto che non ti aspetti. E che porta la provincia al potere. "Ho imparato tanto dagli anni da giocatore alla Libertas", dice nelle interviste De Raffaele. Ha imparato tanto. E bene.

Nella città dei paradossi, delle burle feroci, succede anche questo. A Livorno calcio e basket vivono alla periferia dell'impero, in categorie non propriamente sotto i riflettori. Manca l'imprenditoria illuminata, mancano i soldi. Eppure la scuola livornese è attualmente, alla luce dei risultati arrivati da Torino e da Trento, la migliore d'Italia. Eppure, per il derby-promozione nella serie B del basket tra le "vecchie" Pallacanestro Livorno e Libertas c'erano, nella gara decisiva, oltre tremila persone.

Eppure, se vogliamo completare il quadro, c'è un terzo allenatore cestistico livornese, Alessandro Ramagli, che con la Virtus Bologna ha ottenuto la promozione dalla Legadue alla serie A.

Paradossi, incroci del destino. Livorno, in qualche modo, ha "in casa" due tricolori in un 2016/2017 che passa alla Storia. "Sono un irriducibile livornese, ma anche un figlio del mondo": De Raffaele, con un tricolore sul petto, è pronto per nuove sfide.