Alessandro Di Battista in piazza XX Settembre
Alessandro Di Battista in piazza XX Settembre

Livorno, 1 dicembre 2016 - Jeans, piumino, cappellino in tinta e l’inseparabile trolley nero a completare l’«outfit» del «ragazzo normale» che combatte la «casta dei poteri forti in auto blu». Sono le 17.46 in punto quando Alessandro Di Battista, l’alfiere del «treno tour» 5Stelle, appena sceso alla Stazione di Livorno, inizia il comizio sul palco di Piazza XX Settembre in favore del no alla riforma costituzionale. Lo show dura in tutto diciannove minuti filati, non uno di meno, non uno di più. E di Livorno, in quei diciannove minuti si parla poco o nulla. Unici accenni quando Di Battista cita il caso della mamma di una attivista, deceduta in barella al pronto soccorso - e l’esempio gli serve per accusare la sanità del governo Pd che taglia il pubblico «per aprire ai colossi della sanità privata», «gli stessi che figurano tra i finanziatori della campagna elettorale di Renzi» - e quando parla di disoccupati «a cui viene tolto tutto». «A Livorno ce ne sono tanti», butta là, en passant. D’altra parte il tema è il referendum, non la città grillina di Nogarin con il quale «Dibba» neanche si incrocia. Lo «sequestrano» per il collegamento con Matrix proprio mentre il sindaco fa un (applaudito) blitz di 4-minuti-4, durante la pausa caffè del consiglio comunale, per dire - «voterò convintamente no. Io sono stato eletto per fare il sindaco di Livorno e non posso pensare di fare un giorno la settimana il sindaco o il senatore part time per poter preparare tutti i provvedimenti che dovrei andare a votare».

Viene preso d’assalto per i selfie di rito quando arrivano anche l’assessore al bilancio Lemmetti e quello alla cultura Belais (per la cronaca atto di presenza, per tutto il comizio lo fa anche l’assessore Paola Baldari). Poi c’è l’intervista con il reporter della Bbc con il quale si intrattiene in fluente inglese, sottolineando che il M5S è contro l’euro, ma non è contro l’Europa, né fa antipolitica. «I speak better than Renzi», scherza alla fine. Mentre il vento sferza la piazza, lui alza la voce. «Ce la stiamo mettendo tutta - dice - . Io dico solo ai cittadini italiani che la classe politica che ci ha governato e amministrato e impoverito negli ultimi trent’anni, con questa riforma vorrà soltanto più potere. se deleghiamo a loro il potere di scegliere i senatori lon trasformeranno in un loro privilegio». «Il Partito Democratico - attacca ancora – come alcune banche ha gestito in maniera torbida i nostri soldi. Dove sono finiti 2,3 milioni di euro per tutte le forze poltiche da quando sono stati aboliti in maniera fittizia i finanziamenti pubblici ai partiti. Dove sono finiti quei soldi, qualcuno del Pd ci ha dato lo scontrino? E i jobs act, la buona scuola, lo sblocca italia, il salvabanche non sono titoli tossici? Non sono leggi con un ottimo titolo che sotto sotto ti fregano? E non è un prodotto tossico questa riforma costituzionale che impedirà un reale cambiamento da qui a 40 anni, perché il futuro senato non eletto dal popolo italiano ma dai partito dovrà votare le riforme costituzionali. Chi saranno i futuri senatori, componenti scelti dai consiglieri regionali. Se dovesse vincere il sì, senza un voto popolare avranno circa il 60% dei senatori nonostante che il Pd abbia il 30% e saranno blindati reali cambiamente». La piazza applaude. Sul palco anche gli interventi di Cantone, la Taverna, Giannarelli. «Dibba» si concede e concede qualche altro selfie. Poi il rompete le righe. Lui ha il treno per Spezia.

Paola Zerboni