Livorno 8 luglio 2016 – Anche a Livorno c’è la mafia. A dirlo è Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Antonino Caponnetto. «Esiste eccome – ha spiegato – e la si vede chiaramente negli ambiti dello smaltimento dei rifiuti e delle cave». Per questo motivo in città sorgerà un osservatorio antimafia, che avrà il compito di scattare una fotografia dell’attuale livello di penetrazione della criminalità organizzata all’interno del tessuto sociale e produttivo della provincia. Ma anche quello di svolgere un ruolo di prevenzione per impedire che i clan mettano le mani sulle grandi opere che vedranno presto la luce in città. «Sono in arrivo investimenti importanti – ha aggiunto il il senatore e competente della Commissione parlamentare antimafia, Mario Michele Giarrusso – perché presto la città beneficerà dei 650 milioni di euro che arriveranno dal governo per l’area di crisi complessa e bisogna guardare tutto con la massima attenzione. Partendo dall’inizio. Non dobbiamo lasciare alla magistratura il compito di raccogliere i cocci, quando il danno è già stato fatto. Prevenire è meglio che curare». L’osservatorio non andrà a sostituirsi alle forze dell’ordine o agli organi competenti che già operano in questo settore, ma sarà uno strumento in più che servirà perché tutto sia trasparente e legalizzato. «Negli ultimi 20 anni – ha chiuso il sindaco Nogarin –, come testimoniano le indagini condotte dalla Direzione investigativa antimafia di Firenze, la criminalità organizzata ha scelto la Toscana come terra privilegiata per fare affari. In particolare attraverso il traffico di stupefacenti, la movimentazione dei rifiuti speciali e la penetrazione all’interno di alcune attività commerciali. Io voglio che sia fatto il punto preciso dell’attività criminale anche a Livorno perché solo conoscendo lo stato dell’arte potremo cercare le soluzioni adeguate».

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