Daryl, uno dei protagonisti
Daryl, uno dei protagonisti

Livorno, 19 febbraio 2017 - Conforti superstar: il montatore livornese, vincitore del David di Donatello per «Lo chiamavano Jeeg Robot», ha curato un docufilm-verità sull’elettorato americano. Un grande fratello speciale che serve a indagare come si partecipa alla campagna elettorale per le presidenziali. È l’analisi sociale di quanti hanno contribuito alla vittoria del tycoon Donald Trump sull’ex first lady Hillary Clinton. Questa sera alle 21.15 va in onda su Sky Atlantic hd, Sky cinema cult hd e Sky Tg24 hd una produzione originale di Sky dal titolo «The disUnited States of America» che vede protagonista proprio Federico Conforti. Suo il montaggio – la mole di materiale è stata ridotta a 90 minuti per 6 personaggi – mentre la regia è firmata da Luis Prieto. 

Federico Conforti
 
«Le riprese sono iniziate a settembre, fino al giorno dopo le elezioni – spiega Conforti – Raccontano la storia di alcuni personaggi negli «swinger States», ovvero gli Stati che decidono le sorti del voto. Quando incontrai il regista stavano cercando un montatore da aggiungere al team e mi parlarono di questo «feature documentary», un documentario ripreso e montato come un film, senza interviste e voci fuori campo». Ciak in Utah, Arizona, Colorado, Mississippi,Washington, North Carolina, Massachusetts, Maine e non solo. «Alla fine avevamo 11 possibili storie, abbiamo selezionato le 6 più significative – aggiunge – Per i democratici c’è Patricia, afroamericana 33enne, divorziata e con un figlio di 8 anni. Entrambi con problemi di salute. E’ un’infermiera per «Planned parenthood» e attivista politica per i democratici e i diritti dei neri. Poi c’è Betsey, una signora divorziata e pensionata, ex direttrice di «Planned parenthood»: si batte per il sociale. Raymond è un immigrato regolare e grande sostenitore di Hillary, lavora come cameriere per il ristorante messicano di Ceci, immigrata irregolare che vive negli States da molti anni. Instancabile lavoratrice. Per la parte repubblicana il protagonista è Daryl, attivista politico, ha fondato il gruppo «Bykers for Trump». Guarito da un cancro alla gola, cattolico, crede che in caso di vittoria della Clinton sia opportuno rivoltarsi con le armi. Poi c’è Steve, al secondo anno del college, in un gruppo politico repubblicano nel campus di maggioranza democratica in Colorado. Vede in Trump un modello cui aspirare, ricco e potente. Kevin gestisce un negozio di armi con la moglie, è anche poliziotto».

Tutti i personaggi sono stati seguiti per giorni venendo ripresi lunghe ore durante il quotidiano. «La costante presenza delle telecamere a lungo andare diventa naturale per le persone – conclude Conforti – come un occhio che spia le loro vite nel momento delicato della sfida fra due dei candidati meno amati dall’elettorato». 

Il regista, Luis Prieto

«Le riprese sono iniziate alla convention repubblicana di Cleveland – spiega il regista, Luis Prieto (nella foto) – In un paio di settimane abbiamo contattato sia supporters di Trump che della Clinton, molti dei quali sono diventati protagonisti del film». Non si tratta di attori, il docufilm è del genere «cinema verità»: sono state filmate in tutto 500 ore in 15 diversi Stati, seguendo quotidianamente la vita di 11 persone. «Andranno alla fine in onda 90 minuti di film, dedicati a 6 personaggi– prosegue Prieto – Queste persone ci hanno dato la loro fiducia Al mio staff dicevo: è come un documentario del National Geographic, ma con le persone. Dobbiamo osservare e attendere che qualcosa accada, anche di speciale». L’interesse maggiore insomma, non andato ai due candidati, ma per i loro supporters: «Esiste una forte cultura delle armi – racconta ancora il regista – la cui origine va ricercata nella storia del Paese con la conquista del West, la guerra civile e il diritto di proteggersi (se necessario) possedendo una pistola. Oggi la grande paura della gente è il terrorismo, il che è molto ben rappresentato nel docufilm. Poi c’è un dato: per ogni americano ucciso in un attacco terroristico (in America o all’estero) nel 2014, circa 1049 sono morti in uno scontro a fuoco (da parte di un americano) in America». 

Luis Prieto
 
«Abbiamo lasciato fuori le storie di altre cinque persone (tra queste anche una famiglia musulmana e un conduttore radiofonico nativo americano). Avremmo potuto realizzare con tutto quel materiale “extra” anche un altro film, perché le loro vite erano molto affascinanti. È stata una corsa contro il tempo – conclude – Abbiamo finito le riprese il 9 novembre circa e l’editing si è concluso il 20 dicembre». Luis Prieto è già noto in Italia, nel 2006 ha infatto diretto il film intitolato «Ho voglia di te» prodotto dalla Cattleya e distribuito da Warner Bros, con gli attori Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti.