Procura
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 Livorno, 11 agosto 2016 - Muore dopo lunga malattia lo scorso 2 agosto, dopo aver lavorato per oltre trent’anni nello stabilimento della Solvay Chimica Italia di Rosignano: dietro denuncia del figlio la procura di Livorno ha disposto l’esame autoptico per Umberto Ascanio Bertini. A renderlo noto, oggi, è l’Ona, l’Osservatorio nazionale sull’amianto, riferendo in una nota che l’uomo dal 1961 al 1992 aveva svolto «mansioni lavorative presso i reparti di fabbricazione dell’acqua ossigenata, CK - Cracking» alla cartiera della Solvay Chimica Italia, «esposto alle polveri e fibre di amianto e in assenza di strumenti di prevenzione tecnica e di protezione individuale».

Ancora, secondo «la versione del figlio, l’esame autoptico avrebbe confermato la diagnosi di mesotelioma». In seguito al decesso la denuncia è stata presentata alla procura di Milano. Si è poi attivata la procura di Livorno che ha disposto l’autopsia, effettuata l’8 agosto scorso. «Continuerò per tutta la vita a chiedere giustizia per la morte di mio padre perché chi ha provocato la morte di mio padre non può rimanere impunito. E’ inaccettabile che in un Paese civile ci siano tutti questi morti per infortunio e per malattie professionali, senza che ci sia un solo responsabile in carcere, nonostante migliaia e migliaia di morti, almeno 6mila ogni anno, solo per esposizione ad amianto», dice Giovanni Bertini, figlio della vittima.

«Certamente l’Ona non arretrerà», incalza Massimiliano Posarelli, figlio di Romano Posarelli, deceduto per tumore polmonare, dopo una vita di lavoro in Solvay. L’Inail ha riconosciuto l’origine professionale della patologia del padre Romano, e gli ha pure rilasciato la certificazione di esposizione ad amianto e il Tribunale di Livorno ha rinviato a giudizio il vecchio direttore dello stabilimento, nel frattempo deceduto.